Lettere delle detenute a Santa Lucia «Mi piacerebbe avere un’altra possibilità»

Lettere delle detenute a Santa Lucia
«Mi piacerebbe avere un’altra possibilità»

Affetti, futuro e il desiderio di una vita normale. Le lettere delle detenute e delle ospiti di Casa Samaria.

Santa Lucia. Notte magica, notte dei desideri, notte in cui anche gli adulti tornano bambini. Notte dove nel buio si accende la speranza, anche quando tutto sembra perduto. Anna, Ornella, Carla, Irene e Miriam – ma i loro nomi veri non sono questi – sono detenute nella Casa circondariale di Bergamo. Hanno sbagliato, stanno pagando. Ma perfino in carcere, dove il tempo scivola via sempre uguale, certe giornate hanno un sapore speciale. E allora viene voglia di prendere carta e penna per tornare a sentirsi normali.

«Cara Santa Lucia, pensare a te mi porta lontano nel tempo, quando con ansia aspettavo che arrivassi per portarmi i doni», scrive Anna. Il suo pensiero corre subito al figlio: «Solo quando sei qui dentro capisci il vero valore degli affetti e della fede». In carcere “la convivenza non è sempre facile” e “adesso che cominciano le feste è ancora più dura. Cara Santa Lucia, ti chiedo solo di vegliare su tutte noi e su chi veglia su di noi». Ornella si porta dentro la pena di «causare dolore a chi è a casa che mi aspetta. Se ancora è possibile per me esprimere un desiderio – si rivolge a Santa Lucia – ti chiedo di fare in modo che io possa uscire da qui il prima possibile e stare con tutti loro in libertà».


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