Medici in prima linea con visite a domicilio «Noi unità speciali a caccia del virus»
Monica Pagani (a sinistra) e Sofia Bergamini al lavoro all’Usca (Foto by Bedolis)

Medici in prima linea con visite a domicilio
«Noi unità speciali a caccia del virus»

Due dottoresse dell’Usca, il pronto intervento Ats: così i pazienti non devono attendere ore.

Usca, Unità speciali di continuità assistenziale, e cioè i medici che, bardati di tutto punto, escono per le visite domiciliari a pazienti contagiati o con sintomi di Covid-19, uno dei fronti più pericolosi di questa guerra. L’acronimo è piuttosto aggressivo e ti aspetteresti di imbatterti in adrenalinici Rambo della medicina protetti da scafandri da palombaro, cosa comunque buona e giusta di questi tempi. Invece, ti vengono incontro due giovani e dolci dottoresse, di una calma rassicurante, determinate e competenti quando le senti dare istruzioni al telefono. Indossano il camice bianco perché ora si trovano momentaneamente negli ambulatori della guardia medica di via Borgo Palazzo, ma durante le uscite si proteggono con tuta, mascherina FP2, occhiali, cuffia, calzari e doppi guanti, e allora sì che, anche per abbigliamento, guadagneranno le sembianze di soldati in missione pericolosa.

«Paura del contagio? Un pochino l’abbiamo, ma poi ti concentri sul paziente e non pensi ad altro», confida Monica Pagani, 32 anni, di Castelli Calepio, specializzanda in Radioterapia all’ospedale Papa Giovanni. «A Bergamo un po’ di paura l’hanno tutti, ma il lavoro che ho scelto è anche questo», le fa eco la collega Sofia Bergamini, 31 anni, di Mozzo. Vengono entrambe da esperienze di guardia medica e, in fondo, confessano, la mansione è più o meno la stessa: «Solo che adesso abbiamo dispositivi di protezione più avanzati».

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