Medolago, la picchia e la fa abortire  Finisce un incubo, in carcere 31enne

Medolago, la picchia e la fa abortire
Finisce un incubo, in carcere 31enne

L’uomo, 31 anni marocchino irregolare, è in cella per maltrattamenti alla moglie, violenza sessuale e procurata interruzione di gravidanza: un inferno che durava dal 2016, denunciato da lei dopo la morte del feto

È in carcere per maltrattamenti, violenza sessuale aggravata dal vincolo coniugale, interruzione non colposa di gravidanza: l’aborto procurato alla moglie a forza di botte. Una valanga di accuse su di lui, un muro di gomma da parte sua. Non è vero, sostiene, che avrebbe picchiato la moglie dal 2016, con cadenza settimanale, a volte quotidiana, come gli viene contestato; non è vero che spesso sotto effetto dell’alcol l’avrebbe insultata, umiliata, minacciata, anche davanti al figlio minore di lei, avuto da una relazione precedente. Non è vero che avrebbe minacciato anche il bambino e non è vero che l’avrebbe costretta a perdere il loro bambino, che sarebbe nato a primavera non fosse stato per quell’aborto provocato a novembre dalle sue botte di ferocia «animalesca». Assistito dall’avvocato Davide Ceruti, Y. S. 31 anni (le iniziali per tutelare l’identità di moglie e figlio minorenne, ndr), marocchino di Medolago, clandestino e con precedenti di polizia per spaccio di droga, nella mattinata di mercoledì 27 febbraio ha negato tutto davanti al gip Lucia Graziosi nell’interrogatorio di garanzia in carcere dove si trova da lunedì. Arrestato dai carabinieri di Calusco d’Adda su ordinanza di custodia cautelare emessa dallo stesso giudice su richiesta del pm Carmen Pugliese.


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