Monica e quella vacanza a metà Il trapianto al fegato e la salvezza dell’arte
Monica Rossi

Monica e quella vacanza a metà
Il trapianto al fegato e la salvezza dell’arte

La storia di Monica Rossi. Il viaggio si è trasformato in un incubo per un’epatite fulminante. Il recupero attraverso l’arte

Quando Alessandro Baricco nelle sue «Mantova Lectures» racconta la storia della mappa della metropolitana di Londra ne dà un’interpretazione affascinante: lo stile con cui Harry Charles Beck l’ha disegnata, secondo lo scrittore, non serve solo a permettere alle persone di orientarsi attraverso la città. È anche un modo per offrire una visione della vita, per individuare l’ordine nel caos. Come se far emergere delle linee permettesse di leggere una direzione e poi di seguirla, superando gli ostacoli: è stato così per Monica Rossi, che dopo aver subito nove anni fa un trapianto di fegato a San Diego, negli Stati Uniti, ora ha trovato la sua personale «stella polare» nell’arte, non solo come mezzo d’espressione personale ma anche come strumento di dialogo per aiutare altri a stare bene.

Arteterapista
Ha ricominciato a studiare, è diventata arteterapista e proprio nelle cartine di Google Maps ha scoperto una speciale bellezza e un’ispirazione per la sua vita: «Osservandole con attenzione – spiega – si scoprono aspetti inediti: per esempio quanto le opere dell’uomo siano condizionate dalla presenza di quelle naturali. Ci sono i canali, le strade, i fiumi e guardando le mappe si scopre come l’uomo si è integrato e adattato a esse. Non dovremmo dimenticare o prevaricare questo aspetto».

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