Papa Giovanni, centro antiveleni
Più di 100 donne seguite per il Covid

Punto nazionale per consulenze su farmaci in gravidanza e allattamento. Bacis: igienizzanti ingeriti per sbaglio da bimbi, oltre 20 casi nel lockdown

Compie vent’anni il Centro antiveleni e tossicologia dell’Asst Papa Giovanni di Bergamo , e i suoi numeri di attività sono da capogiro: 446.964 consulenze fornite, quelle per i casi di intossicazione acuta sono state 97.091, con 12.358 casi clinici seguiti direttamente dai medici dell’Unità operativa, per un totale di 17.046 visite specialistiche e ambulatoriali, mentre le consulenze totali per gravidanza e allattamento sono state 316.834.

E in pieno lockdown a causa del Covid l’attività è anche aumentata, per particolari necessità: dai bambini che ingerivano disinfettanti e igienizzanti, alle mamme in attesa o in allattamento che avevano bisogno di consulti su farmaci che dovevano assumere perché colpite dal nuovo coronavirus. «Il Centro antiveleni, che è stato fondato nel giugno 1999 dall’allora responsabile Maria Luisa Farina, è dal 2005 riconosciuto come Centro antiveleni di livello nazionale, e dal 2015 è anche riconosciuto come centro di riferimento nazionale per la consulenza relativa all’utilizzo di farmaci in gravidanza e allattamento, ed attualmente è tra i più importanti servizi di consulenza a livello europeo – spiega Giuseppe Bacis, direttore del Centro antiveleni del Papa Giovanni –. Nel periodo Covid, in un momento in cui abbiamo anche lavorato nei reparti organizzati per i malati di coronavirus, abbiamo visto intensificare questa attività di consulenza, e non per numeri da poco. Basti pensare che solo dall’1 marzo al 15 aprile, abbiamo seguito per la consulenza sui farmaci per Covid 48 donne in gravidanza e 60 in allattamento. E le consulenze non erano limitate a donne che abitano in Bergamasca, ma abbiamo assolto richieste anche da diverse donne d’Italia. Si trattava di donne risultate positive al virus, alcune di loro anche con sintomi piuttosto gravi, alcune addirittura finite in Terapia intensiva, che dovevano quindi assumere farmaci per combattere i sintomi e i danni da virus pur essendo in gravidanza o in allattamento.

E sempre nel periodo clou della pandemia – continua Bacis – abbiamo avuto un surplus di lavoro per diversi incidenti domestici in cui erano coinvolti bambini per ingestione di prodotti pericolosi. Episodi che si verificano diverse volte l’anno, ma nel corso del lockdown, probabilmente perché in molte case erano più presenti bottiglie di disinfettanti e igienizzanti, siamo intervenuti per oltre una ventina di casi di bambini che avevano ingerito sostanze pericolose. Tutti episodi risolti per il meglio, per fortuna».

L’attività ventennale del Centro antiveleni –, che verrà celebrata con l’organizzazione a Bergamo della 31a conferenza di Entis, European network of teratology information services, rinviata causa Covid al 2021 – , spazia dalla tossicologia alla classificazione delle sostanze, con aggiornamento continuo delle banche dati di prodotti chimici, dalla dotazione di antidoti di difficile reperimento, fino alla definizione di protocolli diagnostico-terapeutici, oltre alla consulenza sui farmaci in gravidanza: nell’Unità lavorano 5 medici in organico, due in part-time, una biologa e un infermiere. «Con una produttività che è del 50% superiore agli standard dei Centri antiveleni americani – rimarca Giuseppe Bacis –. Siamo decisamente sottodimensionati come organico, dovremmo essere in 12 e a tempo pieno. Solo nel 2019 abbiamo avuto 51.573 consulenze, seguito 7.942 casi clinici, fornito 36.065 consulenze su farmaci in gravidanza e allattamento».

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