Passione pura in Val Cavallina Così l’architetta ora è apicoltrice
Nicole Scudeletti

Passione pura in Val Cavallina
Così l’architetta ora è apicoltrice

Ha lasciato, all’apertura della nuova attività, il lavoro di architetto pur ritenendosi sempre «un tecnico del territorio perché le api con le quali lavoro lo sono, visto che creano meraviglie», spiega Nicole Scudeletti.

Ciascuna delle sue 50 famiglie di api è uno scrigno di rumori e odori della Val Cavallina, talmente unici per Nicole Scudeletti, all’origine architetta di Casazza con la fobia delle api, che nel 2012 ha deciso di avviare una propria azienda agricola, avendo ereditato due famiglie di api dal compagno Fabio Bettosti, e di chiamarla «Bzzz» come il ronzio di quegli insetti dei quali si era nel frattempo innamorata. Ha lasciato, all’apertura della nuova attività, il lavoro di architetto pur ritenendosi sempre «un tecnico del territorio perché le api con le quali lavoro lo sono, visto che creano meraviglie», esordisce Nicole.

È una scelta di vita, che ha radici in Val Cavallina. «Tutto è iniziato quando il mio compagno, acquistate due famiglie di api con l’intento di autoprodurci il miele, si è accorto di esserne allergico. Così, nel 2012 ho iniziato ad occuparmene; oggi gestisco 50 arnie e produco miele della Val Cavallina a 600 metri di altitudine. Non pratico nomadismo perché mi piace l’idea che il mio miele sia un prodotto a km zero, genuino e contenga in sé il sapore della nostra valle». Nicole vende anche propoli e cera d’api grezze, oltre al miele, sui mercati di Campagna Amica (associata a Coldiretti Bergamo), e ai clienti fidelizzati. «Ho smesso di fare l’architetta, dopo aver incrementato le famiglie di api e mi sono lanciata nell’attività». Per Nicole, fare l’apicoltrice oggi è una missione perché gli insetti impollinatori, che mantengono in vita il pianeta, sono sottoposti a stress «quali cambiamenti climatici e patologie che li colpiscono – spiega – quindi per gli apicoltori è sempre più costoso mantenerli in vita e garantire la produzione di miele. Una volta si produceva molto di più: oggi si va da zero a 20 chili di miele che, a fioritura, posso togliere dai melari. Lo scorso anno è stato drammatico, ha fatto freddo durante il periodo di maggior produzione e le api hanno rischiato di morire. Quest’anno la recente grandinata ha reciso i fiori: speriamo nella fioritura di fine stagione per recuperare un po’ di nettare».

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