Scoppia una bomba carta
Tifoso ferito prima della partita

Atalanta-Real, inascoltato l’appello di Atalanta e Ats: tremila tifosi fuori dallo stadio mercoledì 24 gennaio per l’arrivo della squadra. Scoppia una bomba carta, lesioni gravi a una mano per un giovane. Fuochi e cori prima del match.

Nonostante le regole anti Covid, il divieto di creare assembramenti previsto dalla legge (oltre che suggerito dal buonsenso), e gli appelli di Atalanta e Ats, circa tremila tifosi mercoledì sera si sono radunati per accogliere l’arrivo del pullman con i giocatori. Un serpentone nerazzurro che si è snodato da piazzale Oberdan fino allo stadio. E oltre al rischio oggettivo legato all’emergenza Covid, il bilancio della serata ha fatto purtroppo registrare anche il ferimento di un trentenne, che ha riportato gravi lesioni a una mano a causa dello scoppio di una bomba carta. Secondo le primissime ricostruzioni (la dinamica del fatto è ancora in corso di accertamento da parte della polizia), verso le 19,30 l’uomo si trovava in viale Giulio Cesare per partecipare agli incitamenti alla squadra quando una bomba carta gli è scoppiata vicino. Dolorante e sotto choc, è stato soccorso da altri giovani che si trovavano sul posto, che dopo avergli avvolto la mano in un indumento, lo hanno condotto verso una postazione delle forze dell’ordine e della polizia locale per chiedere aiuto. Sono stati chiamati i soccorsi e sul posto è intervenuta un’ambulanza del 118, che lo ha trasportato all’ospedale Humanitas Gavazzeni. Stando alle prime informazioni, avrebbe riportato lesioni gravi alle falangi di tre dita.

Tutto questo non può che generare sconcerto generale. Bergamo ha contato quasi settemila morti per la pandemia da coronavirus. Tutto cominciava esattamente un anno fa. La comunità bergamasca ha vissuto una tragedia senza precedenti, l’economia lamenta danni pesantissimi per le chiusure e per i divieti. Solo domenica sono stati multati alcuni scialpinisti, «rei» di essere entrati in piste che non erano aperte ai «turisti». E poi, si lascia che circa tremila tifosi ritengano il saluto all’Atalanta più importante di qualsiasi altra cosa, della salute propria e di quella dei propri cari, esattamente nei giorni in cui il Covid ha paurosamente rialzato la testa qui, e ancora di più nelle province vicine. Tutto questo è stato possibile nonostante di questo raduno - non pubblicizzato pubblicamente da nessuno - si sapesse da giorni, grazie al tam tam dei gruppi whatsapp.

L’arrivo della squadra

«Arriva, arriva». Quando la sagoma del pullman dell’Atalanta imbocca viale Giulio Cesare, poco prima delle 19,30, lo stadio virtuale atalantino ha già riempito il viale da un’ora, un serpentone nerazzurro che si snoda dall’incrocio con piazzale Oberdan alla curva sud, passando per il Baretto. «Atalanta olè», in tremila cantano e sventolano i bandierioni, sotto gli occhi delle forze dell’ordine, come se di colpo ci fossimo svegliati da un brutto sogno e il calcio, e la vita, fossero tornati ai tempi in cui pandemia era una parola per iniziati. Fumogeni e decibel hanno cominciato ad alzarsi poco dopo le 18 quando il tam-tam nemmeno così esplicito della rete ha raggiunto l’obiettivo: ultrà e no, gente di curva e famiglie, ragazzi in scooter e ragazze con lo zainetto, tifosi storici e curiosi hanno cominciato ad arrivare e a ingrossare l’onda umana in attesa tra la curva e il viale, coordinata megafono alla mano da uno dei ragazzi della curva. Mascherine e «botti», l ’idea è chiara: se Bergamo non può entrare allo stadio, lo stadio di Bergamo diventa la strada, anche se c’è chi si affaccia alla finestra e non condivide. «Andate a casa», urla qualcuno evidentemente memore dell’invito al tifo a domicilio raccomandato dall’Ats., della serie se non è un assembramento questo... «Real, Real vaff...», scappa a qualcuno, ma la linea è per il tifo pro più che per l’insulto contro, anche perché del pullman del Real non c’è traccia (è arrivato poco prima delle 20) e va per la maggiore l’ironia. «Dai che iè nisü», prova a esorcizzare il «mostro» uno striscione e quando finalmente il pullman nerazzurro passa tra due ali di folla dalla curva partono i fuochi d’artificio, squarci di luce nella notte di Bergamo. Una notte assurda, in questa terra martoriata dal Covid. Ma forse non tutti hanno capito

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