Si torna a cacciare in Bergamasca  La pianura ha perso 500 doppiette
Si è aperta la nuova stagione di caccia (Foto by Colleoni)

Si torna a cacciare in Bergamasca
La pianura ha perso 500 doppiette

Domenica l’apertura all’alba con cani e fucili. Nei campi cacciatori di lungo corso, rare le nuove leve. Una ripresa in salita per via della crisi e dei costi.

Sveglia all’alba, fucile in spalla, latrati di cani, stivali di gomma, licenza in tasca: per i cacciatori bergamaschi ieri mattina si è ripetuto il rituale dell’apertura della stagione venatoria. Siamo ad Urgnano ; tra i campi, alcuni ormai spogli, altri ancora con il mais alto quanto un uomo, si aggirano alcuni cacciatori. Li si distingue dal cappellino arancio fluo. «È obbligatorio indossarlo – dice Pietro Zanoli, 81enne di Spirano, – in alternativa al giubbetto giallo». Per Zanoli, con 64 anni al suo attivo da cacciatore, la caccia non è quella di una volta: «È cambiato l’habitat, ci sono troppe costruzioni, capannoni e campi. Poca selvaggina. A me non interessa tanto tornare a casa con la lepre, mi piace stare in giro con i cani».

Sul gilet lo stemma della Società italiana Pro Segugio. I cani, sono appunto un segugio francese, un italiano e un meticcio. Anche per il giovane Davide Nembrini, 23 anni di Lurano, il bello di alzarsi alle 5,30 sta nell’uscire con i cani, dopo averli addestrati per un anno. «Ho la licenza da tre anni, e ho imparato da Pietro. È un mio parente. L’ultima cosa che conta per me è tornare a casa con la lepre». A Davide, Pietro ha già promesso i suoi fucili. «È l’unico che segue la mia passione, non i miei figli. Non so quanto riuscirò ad andare avanti, comincio ad avere male alle gambe» dice l’anziano.

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