«Sola nella stanza dal 6 marzo chiedo solo di fare il tampone»

«Sola nella stanza dal 6 marzo
chiedo solo di fare il tampone»

Malati in quarantena, lo sfogo di una donna: «Sto aspettando la chiamata. Se guarita, vorrei riabbracciare i miei cari».

Una signora di 49 anni, madre di famiglia, ha trovato sulla sua strada l’invisibile virus Covid-19 e racconta la sua esperienza per dare una luce di speranza. Dimessa dall’ospedale è in quarantena da un mese e si chiede quando farà il tampone per sapere se può riprendere la sua vita normale . «Da una banale influenza, iniziata a fine febbraio, curata con Tachipirina sono passata alla mancanza di respiro. Dopo la seconda visita il medico di base chiama il 112, che udita la spiegazione ci chiede di raggiungere il Pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e inizio ad aver paura. Subito le cure e dopo 2 giorni l’esito del tampone positivo. Scoppio a piangere e pregare il crocifisso davanti a me. La mia famiglia viene messa in quarantena e controllata da Ats ogni giorno. Per fortuna tutto bene ma nessun tampone».

«Ho fatto 8 giorni di ricovero, farmaci, ossigeno fortunatamente mi dicono che sto reagendo bene e, visto che stavo reagendo, decidono di dimettermi - racconta ancora la donna –. Ero al settimo cielo ma enormemente spaventata. Dimessa senza aver fatto il tampone, mi spiegano che sarò sottoposta a tampone tra una decina di giorni. Ebbene io sto vivendo isolata nella mia camera da letto dal 6 marzo. Nessuno mi ha mai contattata. Ho mandato mail ad Ats, alla direzione ma nessuna risposta concreta. Capisco benissimo la situazione difficile di questo periodo. Sono felice perché so di avercela fatta ...ma nello stesso tempo questa incertezza mi causa forte stress emotivo, essere chiusa in una stanza dal 6 marzo è davvero straziante. Parlo con le mie figlie attraverso un telefono e non le vedo mai avendo timore di poter far loro del male. Chiedo solo che mi facciano questo tampone cosicché possa sapere con certezza di non essere più un pericolo per nessuno. Credo che molte persone stiano vivendo nella mia stessa condizione. Confido che si risolva quanto prima».

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