Tavernola: «La frana rallenta
Si inizi a pensare a come tirarla giù»

Anche lunedì scostamenti di pochi millimetri. I piani allarme proseguono, ma si comincia a fare ipotesi su distacco controllato. «Non esistono precedenti simili».

La frana di Tavernola non si è fermata, ma continua a rallentare: a dirlo sono le mire ottiche installate sul versante del monte Saresano da Italsacci e le rilevazioni del radar da terra posizionato nei pressi del lungolago. A leggere i dati ogni sera è Sergio Santambrogio, geologo consulente dei Comuni di Tavernola, Vigolo e Parzanica: «Anche oggi (ieri, ndr) quasi tutti gli strumenti hanno registrato scostamenti di pochi millimetri, mentre in pochi casi il movimento registrato è stato di 11 millimetri. Si tratta di una situazione completamente diversa rispetto a quella di una dozzina di giorni fa, quando tutte le mire registravano avanzamenti di quasi due centimetri al giorno».

Da martedì saranno disponibili anche nuove rilevazioni del radar di terra che aiuteranno a comprendere quali porzioni della frana, che complessivamente è stata stimata in due milioni e 100 mila metri cubi di materiale, siano più vicine al rischio di crollare: «La frana non è costituita da un corpo unico – spiega Santambrogio– alcune parti sono più distaccate dal resto della montagna, altre meno». Per una frana di così grandi dimensioni poi non è possibile individuare un unico punto di rottura, cioè prevedere che avanzando, ipoteticamente, ancora di una certa misura «tutta» la frana crollerà: «Per distacchi così importanti – aggiunge il geologo – non esiste un unico punto critico, ma è immaginabile che i distacchi possano essere molteplici».

Ma se la frana dovesse rallentare, fermarsi e poi assestarsi, resterebbe come una spada di Damocle sopra il cementificio, sopra Tavernola, sopra il lago e sopra le provinciali 78 e 469 chiuse ormai da due settimane; sono in molti a Tavernola, Vigolo e Parzanica a pensare che, a questo punto, sia necessario intervenire per far scendere la frana in maniera controllata.

«Certo è che se ci fosse un assestamento – sottolinea l’assessore alle Attività produttive della Comunità montana Romeo Lazzaroni - si aprirebbe per Tavernola un nuovo scenario, cioè la necessità comunque di eliminare il rischio. Intervento che per la sua complessità richiede un’indagine approfondita da parte degli esperti». «Purtroppo non esiste una risposta univoca neppure a questa sollecitazione – spiega ancora Santambrogio – anzitutto è necessario che la frana si arresti del tutto e si stabilizzi. Soltanto quando sarà completamente ferma, potremo valutare come intervenire per risolvere il problema: teniamo però presente che, a mia conoscenza, non esistono precedenti simili, cioè per frane così grandi non mi risulta che si sia mai intervenuti con cariche esplosive perché controllare la discesa di volumi e masse così significative non è affatto semplice».

A un modello matematico e fisico in grado di ipotizzare come la frana potrebbe scendere verso il lago stanno lavorando i ricercatori dell’Università Bicocca di Milano coordinati da Giovanni Crosta: il documento verrà presentato a Regione Lombardia nelle prossime ore. Per quanto riguarda il modello per la previsione idraulica dell’impatto della frana sull’acqua del lago d’Iseo, Regione Lombardia ha deciso di affidarne la stesura ad alcuni ricercatori dell’Università di Bologna, che già collaborano con il Dipartimento nazionale della Protezione civile. Intanto Tavernola è alle prese con le prove di sirene e campane per allertare la popolazione nel caso di allarme: lunedì 8 marzo sono risultati troppo deboli anche i rintocchi del campanone. L’amministrazione è al lavoro per individuare una soluzione tecnica più potente e adeguata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA