Tiriamo dritto Ma fino a quando?
Il premier italiano, Giuseppe Conte, con il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker

Tiriamo dritto
Ma fino a quando?

Speriamo che non finisca come nella storiella del tizio che precipita da un grattacielo e che al trentesimo piano pensa: «Fin qui tutto bene». Eppure in questo tirar dritto del governo di fronte agli allarmi sull’andamento dell’economia italiana un po’ di apprensione c’è. Tiriamo dritto, d’accordo, non ci facciamo intimidire da nessuno. Ma se prima o poi troviamo il muro? Non si sa da dove cominciare per indicare le apprensioni e i «warning» degli organismi internazionali sull’andamento dell’economia italiana.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si dice fortemente preoccupato e auspica ulteriori sforzi da parte del nostro Paese per favorire la crescita. L’Ocse , l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che fa capo ai 35 Paesi più industrializzati, parla di economia italiana «ufficialmente in stallo» e di scelte di governo sbagliate a causa della riforma delle pensioni (secondo l’organismo che ha sede Parigi la quota 100 crea disparità tra generazioni) e del reddito di cittadinanza (spinge la gente a non lavorare).

Anche Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, ci descrive come l’ombelico del mondo di una recessione europea, a sua volta dentro una situazione del commercio mondiale molto incerta e vulnerabile per via della guerra dei dazi dichiarata da Trump a Cina e Unione, della Brexit e di altri fattori finanziari globali. Per la numero uno dell’Fmi non è detto che nel secondo semestre di questo 2019 arrivi l’auspicato «rimbalzo» della crescita. Preoccupano per la Lagarde Italia e Germania, le due maggiori potenze manifatturiere europee, che accusano perdite di colpi molto importanti sul piano dell’export.

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