V-day ad Alzano: «Non dimenticheremo  mai il 23 febbraio, ma oggi è l’alba»
Nicoletta Carrara, l’infermiera che ieri ad Alzano ha, come si dice in gergo, «allestito il farmaco» per confezionare la siringa del vaccino

V-day ad Alzano: «Non dimenticheremo
mai il 23 febbraio, ma oggi è l’alba»

All’ospedale «Pesenti-Fenaroli» le prime somministrazioni di Comirnaty per il V-day europeo: «Allora sembrava che l’inferno non potesse finire».

Mentre il messaggero se n’è già andato, degradato in qualche ora, e il messaggio ha cominciato a «chiamare» la prima risposta immunitaria a Sars-Covid2 che arriverà nell’arco di 7/8 giorni, uno a uno se ne vanno dal chiostro del «Pesenti-Fenaroli» i primi 50 donne e uomini del contingente-simbolo, i primi vaccinati, chiamati a a condividere con il resto d’Europa il V-Day, ad Alzano, il luogo diventato simbolo della pandemia in Occidente per come il contagio ha picchiato duro, per l’infinita lista di persone che non ci sono più, per quelle campane a morto che tra marzo e aprile a un certo punto hanno smesso di suonare, non perché di morti non ce ne fossero più, ma perché erano troppi.

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