Diesel, batosta pendolari: per raggiungere Milano servono 50 euro in più al mese

EFFETTO GUERRA. Da febbraio incremento del 24,7%, contro il + 6,5% della verde. Mora (Figisc): «Negli ultimi giorni situazione di stallo, ma non si vede un calo».

Prima l’impennata, ora la stabilizzazione con tendenza al lieve ma costante rialzo. O forse sarebbe meglio definirla «cronicizzazione»: a un mese e mezzo dallo scoppio del conflitto in Iran, i prezzi dei carburanti non arretrano e restano su livelli un tempo imprevedibili. I centesimi si traducono in salassi per chi quotidianamente si sposta in auto: così, in soldoni, ora un bergamasco che lavora a Milano si trova a spendere circa 15 euro in più al mese se ha una vettura a benzina e addirittura circa 50 euro in più se ha un diesel. Una situazione che potrebbe durare a lungo.

Il punto di partenza per misurare l’impatto è nei dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy relativi a ogni stazione di servizio. Stando al campione degli impianti bergamaschi, tra il 25 e il 27 febbraio (alla vigilia dell’attacco di Usa e Israele) al self service si pagava in media 1,657 euro/litro per la verde e 1,718 euro/litro per il gasolio. In questi ultimi giorni, cioè tra il 12 aprile e ieri, la media è salita a 1,764 per la benzina (11 cent in più, +6,5%) e a 2,143 per il diesel (43 cent in più, +24,7%).

I picchi si registrano al «servito» in autostrada e lungo le principali arterie

Due note a margine. La prima: fino al 1° maggio è in vigore il taglio delle accise di 25 centesimi/litro, altrimenti la verde verrebbe pagata circa 2 euro/litro e il diesel quasi 2,40. La seconda: si tratta di quotazioni medie, ma qui e là s’incontrano – in particolare al «servito» in autostrada o lungo le principali arterie di comunicazione – picchi anche di 2,10 euro/litro per la benzina e 2,40 per il gasolio.

Incertezza duratura

«La situazione varia molto da impianto a impianto, e da “bandiera” a “bandiera” – premette Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, la Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti –. Negli ultimissimi giorni c’è un sostanziale stallo: se di positivo è che il rialzo non è più così vistoso, l’aspetto negativo è che non si vede un calo».

Cos’è successo, ad esempio, da Pasqua al 14 aprile? Stando alle rilevazioni in provincia, la benzina è mediamente diminuita di due millesimi e il gasolio è salito di 3,3 centesimi. «Le fluttuazioni del petrolio non sono più drastiche come nelle scorse settimane – prosegue Mora –, ma è difficile fare previsioni. La questione riguarda tutti i prodotti energetici». Basta sfogliare le pagine della politica per comprendere la posta in gioco, legata anche al gas oltre che al greggio. Lo scenario peggiore preventivato a livello governativo, in caso di stallo prolungato nel Golfo, ipotizza rincari per almeno altri tre mesi, col diesel che potrebbe stazionare entro una forbice di 2,1-2,50 euro/litro e la benzina a 2,15-2,55.

La buona notizia è che gli approvvigionamenti hanno ripreso a essere più regolari, dopo che tra fine marzo e inizio aprile alcune pompe avevano dovuto momentaneamente chiudere per carenza di materia prima: «Non si sono più registrati problemi di questo tipo», conferma Mora.

Per compiere all’incirca 100 chilometri al giorno tra andata e ritorno, un’utilitaria tipica consuma indicativamente tra i 5,5 (i diesel sono più parsimoniosi) e i 6,5 litri (la benzina)

L’impatto sui consumatori

Ma come si fa a risparmiare? Difficile, perché resta un tema di fondo: per molti è impossibile rinunciare all’auto, e così chi ogni giorno è «costretto» a percorrere lunghe distanze deve far di conto. È il caso delle migliaia di bergamaschi che «pendolano» su Milano: per compiere all’incirca 100 chilometri al giorno tra andata e ritorno, un’utilitaria tipica consuma indicativamente tra i 5,5 (i diesel sono più parsimoniosi) e i 6,5 litri (la benzina).

Con i listini pre-guerra, con un’auto diesel si spendevano circa 9,45 euro e poco meno di 10,8 euro in caso di benzina; attualmente, invece, si viaggia a 11,80 euro per il diesel (+2,35 euro) e a 11,50 euro per la benzina (+0,70 euro). Considerando 22 giorni lavorativi al mese, il rincaro oscilla appunto tra i 15 euro (benzina) e i 50 euro (diesel). «In questi momenti il cliente è attentissimo ai prezzi – nota Mora –, cambia distributore anche a seconda di un paio di centesimi al litro. Lo sto notando soprattutto per il Gpl, dove le differenze possono essere più ampie: se hai un prezzo conveniente, arrivano clienti mai visti prima». Una caccia all’offerta analoga a quanto avviene per i supermercati.

Tagli e risparmi

«I prezzi alla pompa non scendono nonostante le misure governative: siamo in presenza di un mercato speculativo»

«I tagli delle accise sono stati praticamente assorbiti dall’aumento dei prezzi – commenta Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo –. Quando il costo del petrolio aumenta, anche al distributore l’incremento è immediato e cospicuo; quando invece il barile cala, non accade lo stesso. Ci si chiede se vengano adottati gli opportuni controlli e se il governo abbia avviato un confronto adeguato con le compagnie petrolifere per evitare speculazioni».

«I prezzi alla pompa non scendono nonostante le misure governative: siamo in presenza di un mercato speculativo, evidentemente per una scarsa vigilanza da parte delle autorità – concorda Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo –. L’alto carico fiscale, con alcune accise in vigore da quasi cent’anni e mai eliminate nonostante le promesse elettorali, e la mancanza di interventi strutturali hanno vanificato qualsiasi intervento dei tagli temporanei».

«Quella dei carburanti è una spesa difficile da tagliare: pochi lavoratori usano i mezzi pubblici perché gli orari non sempre coincidono, mentre il car sharing tra colleghi è complesso da organizzare»

Peraltro, aggiunge Perria, «quella dei carburanti è una spesa difficile da tagliare: pochi lavoratori usano i mezzi pubblici perché gli orari non sempre coincidono, mentre il car sharing tra colleghi è complesso da organizzare. Al più, si può rinunciare a qualche gita fuori porta». E sullo sfondo, conclude Busi, si stanno «generando a cascata aumenti in tutti i settori, a partire dai generi di prima necessità». La classica reazione a catena.

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