Dietro la Lovato l’intuito di una donna. E a Gorle cresce ancora con nuovi spazi

SECOLI D’IMPRESA. Fondata da Maria Faccio nel 1922, l’azienda produce componenti elettrici per l’industria. Per l’ampliamento investiti 14 milioni. L’a.d. Cacciavillani: «Stati Uniti secondo mercato ed è in espansione».

Porta la firma di una donna l’inizio della storia della Lovato Electric, specializzata in componenti elettrici per l’industria, nata a Bergamo e diventata un gruppo internazionale con centinaia di dipendenti e filiali in tutto il mondo.

La storia della Lovato

Era il 1922 e l’industria era territorio maschile. «Maria Faccio, classe 1877, zia di mio padre, veniva dal Veneto, dove il lavoro scarseggiava. Era arrivata a Bergamo attirata da un’economia vivace dove proliferavano l’industria tessile e l’allevamento dei bachi da seta, mestiere che conosceva bene», racconta Pietro Cacciavillani, 82 anni, presidente e memoria storica dell’impresa.

Rimasta vedova, a 45 anni Maria compie un gesto che ha del rivoluzionario per l’epoca. «Prende l’iniziativa di entrare nel settore elettromeccanico chiamando alcuni suoi cugini, che erano meccanici attrezzisti», ricorda Cacciavillani, fonda la Lovato & C. Officina Elettromeccanica insieme a Luigi Lovato e Giuseppe Zanoli e, nella sede originaria di via Bianzana, inizia la produzione di apparecchi elettrici destinati all’avviamento dei motori e all’automazione di macchine e impianti, inserendosi in una filiera industriale che nel territorio vedeva già altre realtà importanti come Sace, Magrini, Ote.

L’avvento di Massimiliano Cacciavillani

Nel 1946 Maria Faccio muore senza figli e lascia l’azienda al nipote Massimiliano Cacciavillani, nato nel 1908 e già da tempo al suo fianco. Inizia un periodo di crescita e consolidamento. Nel 1951 viene costruito un primo stabilimento più grande, sempre in via Bianzana. Ma la vera svolta arriva poco più di un decennio dopo. «Nel 1963 abbiamo costruito il nuovo sito produttivo a Gorle - prosegue Cacciavillani -. Siamo passati da una superficie di 2mila metri quadrati a 18mila. Abbiamo introdotto nuove tecnologie e una cultura manageriale che ha creato le basi del successivo sviluppo». Intanto cresce anche la famiglia che guida l’impresa. Dopo la morte del padre, Pietro, «nato praticamente dentro l’azienda, perché abitavamo sopra gli uffici dello stabilimento», nel 1976, a soli 33 anni, prende le redini dell’impresa. È la terza generazione, che compie una scelta strategica che segnerà il futuro del gruppo: l’internazionalizzazione.

La prima filiale commerciale e produttiva estera viene fondata nel 1979 in Venezuela, «poi chiusa circa 20 anni fa quando la situazione è diventata troppo instabile», fa presente Cacciavillani. Da quel momento si susseguono altre aperture, tra Europa e Nord America. «Oggi abbiamo 14 filiali commerciali in giro per il mondo, due siti produttivi in Repubblica Ceca e in Croazia, e in questi giorni stiamo aprendo la quindicesima filiale in Brasile, a San Paolo», interviene Massimiliano Cacciavillani, a.d. di Lovato Electric, 54 anni, figlio di Pietro, quarta generazione, entrato in azienda nel 1996 al termine degli studi e dopo tre anni di lavoro all’estero.

I numeri della Lovato oggi

«Oggi contiamo 720 collaboratori nel mondo: 380 in Italia e 340 nelle filiali estere - sottolinea Massimiliano Cacciavillani -. Il mercato principale resta l’Italia, con circa il 45% del giro d’affari, seguita dagli Stati Uniti, che pesano il 10% circa, ma pensiamo possano arrivare al 18% nonostante le criticità di questo momento storico. Complessivamente i prodotti Lovato raggiungono 100 Paesi: in 15 il gruppo è presente con filiali dirette, negli altri 85 con importatori». Nel 2025 il gruppo ha registrato 153 milioni di fatturato, il 10% in più rispetto al 2024.

Il quartier generale di Gorle nel frattempo si è ampliato. «Quando siamo arrivati avevamo 17mila metri quadri di terreno – racconta Massimiliano -. Oggi siamo arrivati a circa 40mila, comprando aree vicine e costruendo nuovi edifici». Sul tavolo ci sono nuovi investimenti. «A Gorle stiamo costruendo una palazzina da 4.500 metri quadrati per la divisione Lovato Plastic, con un investimento di 14 milioni, che ospiterà i reparti attrezzeria e stampaggio», specifica l’a.d.. In parallelo il gruppo ha acquistato 17mila metri quadrati di terreno in Croazia per un nuovo stabilimento da circa 6 milioni, dopo aver acquisito un’azienda specializzata in commutatori a camme.

La crescita continua anche oggi

La crescita non si è mai fermata. Negli anni l’azienda è passata dall’elettromeccanica all’elettronica, avviata dal lontano 1976, fino ad arrivare negli ultimi 10 anni anche ai software e alla connettività dei dispositivi. «Oggi i prodotti Lovato trovano applicazione anche nelle colonnine di ricarica per veicoli elettrici e nei data center».

La famiglia continua a mantenere il controllo totale. «L’azienda è di nostra proprietà al 100% - sottolinea Pietro -. Vogliamo restare indipendenti per portare avanti i nostri valori». Che oggi si traducono anche in sostenibilità: «Da tre anni pubblichiamo il report Esg - spiega Massimiliano -. Abbiamo mensa, palestra aziendale, convenzioni con l’asilo locale e stiamo realizzando anche un orto aziendale. Vogliamo fare cose che durino nel tempo, per il benessere dei nostri dipendenti e dei nostri figli».

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