Economia / Bergamo Città
Sabato 07 Febbraio 2026
La ricarica delle auto elettriche è «local». In Bergamasca il distretto delle colonnine
MERCATO IN CRESCITA. Quattro multinazionali e una Pmi innovativa sviluppano la specializzazione nel settore. Tra hardware e offerta di servizi la filiera è completa. «Qui competenze che altrove non si riescono a trovare».
In Bergamasca c’è (anche) un distretto delle colonnine di ricarica per le auto elettriche. Anzi, c’è un vero e proprio «cluster» dell’elettromeccanica. Si tratta di un mercato che, secondo i dati elaborati dall’associazione di settore Motus-E conta 70.272 punti di ricarica pubblici sul territorio nazionale (valori a settembre 2025), con circa diecimila stazioni installate solo lo scorso anno e un’evoluzione positiva del 40% in tre anni. In questo mercato, e nella sua controparte privata, si posizionano tre aziende orobiche che lavorano ai sistemi di alimentazione per i veicoli di nuova generazione: Gewiss, Scame Parre e Daze. A queste si aggiunge Abb, il colosso dell’elettrotecnica che proprio in bergamasca sviluppa le sue tecnologie «grid-to-charger».
«Ottimizzare, evitando gli sprechi»
Sebbene la produzione delle colonnine di ricarica targate Abb avvenga in Toscana, è proprio a Bergamo che si studia «tutto quello che sta attorno alle stazioni di ricarica», come spiega Omar Imberti, Manager del segmento «Ev Infrastructure» di Abb: «Le soluzioni che sviluppiamo in Bergamasca sono fondamentali per i sistemi di ricarica avanzata, a partire da quelli per le flotte aziendali. Chi ha una wallbox domestica non ha bisogno di soluzioni ad alta tecnologia, ma per le imprese le cose cambiano. Il nostro lavoro è quello di ottimizzare l’energia, evitando gli sprechi». Abb, che in Italia ha registrato un fatturato di 2,9 miliardi di euro nel 2024, mantiene un forte radicamento sul territorio, con 1.600 lavoratori tra Bergamo e Dalmine. La scelta di investire nella nostra provincia non è casuale. Al contrario, è il frutto di una lunga storia industriale, legata all’eredità di Sace, fondata nel 1934 e acquisita da Abb nel 1988: «Bergamo è il cuore pulsante del settore ricerca e sviluppo», conferma Raffaella Verdicchio, manager delle comunicazioni dell’area «Electrification», che cita l’interruttore super-resiliente per datacenter «Sace Emax 3» come esempio dell’eccellenza orobica: «Qui ci sono competenze che altrove semplicemente non si riescono a trovare. A beneficiarne è l’intero ecosistema».
In Val Seriana
Il tessuto locale si è sviluppato attorno a tanti modelli di business diversi, talvolta radicati in diverse aree della provincia. È questo il caso di Scame Parre, che dal 1999 opera in Val Seriana. Per l’azienda, entrare nella mobilità elettrica è stata «una naturale evoluzione del nostro business principale, quello degli impianti elettrici industriali», racconta Laura Andi Abati, specialista della comunicazione di Scame Parre. Forte di un fatturato di 147 milioni di euro - 18 dei quali generati dalla divisione «Mobility» - l’azienda si distingue per essere un produttore di hardware puro: «Noi costruiamo le colonnine, ma l’installazione e la manutenzione sono a carico dei partner», continua Andi Abati. La scelta di restare a Parre, ricorda, dipende dalla dimensione famigliare dell’impresa: «I nostri fondatori erano molto attaccati al loro territorio. Crediamo che sia importante dare qualcosa al luogo dove siamo nati e cresciuti».
«Qui c’è terreno fertile per l’innovazione, anche per chi parte da zero»
Gewiss - colosso da 800 milioni di fatturato nel 2024, con sede a Cenate Sotto - opta per una strategia di business completamente diversa: «Oltre all’hardware, offriamo un portafoglio completo di soluzioni. Di recente, stiamo spingendo molto sulla componente software e sulle piattaforme per creare valore aggiunto», spiega Fabio Farinotti, solutions manager dell’area «E-mobility» della compagnia.
Daze, ex startup
La voce più giovane del distretto è Daze, ormai ex startup nata nel 2016 e che già nel 2024 ha raggiunto i cinque milioni di fatturato. A differenza delle compagnie “storiche” della provincia, Daze - racconta il cofondatore Andrea Daminelli - «ha un approccio più rivolto ai consumatori, con un prodotto di punta, la Dazebox, progettato guardando al mercato». Perché Bergamo? La risposta di Daminelli è semplice: «Perché siamo bergamaschi. Ma anche perché qui c’è terreno fertile per l’innovazione, anche per chi parte da zero».
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