Ricerca Abati, nuova frontiera con i filati di carta e poliestere

INNOVAZIONE. Le controllate dell’azienda di Medolago lanciano sul mercato prodotti sempre più sostenibili. Vendite export: dagli Usa a Cina e Vietnam.

Continua il viaggio nell’innovazione per Abati Group, da sempre marchio di fabbrica dell’azienda di Medolago, che ora punta decisamente sui filati green. Le novità dell’azienda fondata nel 1977, arrivano infatti dal lancio sul mercato di nuovi filati a base di poliestere, degradabile in tre anni, e la realizzazione (il prodotto è ancora in fase di campionatura) di filati di carta, smaltibili, appunto, come semplice carta.

«Nel primo caso – spiega Andrea Abati, con il fratello Alberto, al comando del gruppo fondato dal padre Sergio – attraverso un particolare principio attivo inserito durante la filatura abbiamo ottenuto un prodotto che riesce a degradare molto più rapidamente nel tempo. Si parla di 3 anni, rispetto ai 300 ipotizzati per la disintegrazione completa della plastica nelle discariche o nelle acque del mare». E sarà facilmente smaltibile anche il filato di carta «realizzato partendo dal classico foglio di carta avana e, ovviamente, impermeabile e più strutturato. Lo stanno testando i brand della moda, oggi molto attenti alle tematiche ambientali. Al momento – puntualizza Andrea Abati - il campo di applicazione è limitato a accessori (borse e cinture) e scarpe, perché la dimensione del filato non è ancora così sottile da poter essere utilizzato per pantaloni o camicie».

Quasi una gara tra le controllate del gruppo, con Abafil che quest’anno potrebbe togliere il primato dell’innovazione a Tecnofilati, altra azienda che fa capo ad Abati Group, che punta da sempre su ricerca e sviluppo, con la produzione di filati tecnici, utilizzando materie prime tecniche come acciaio, rame, carbonio, argento, bioceramica fino al grafene, diventato prodotto di punta, impiegati nell’abbigliamento, da quello sportivo a quello militare, ma anche per la produzione di nastri trasportatori o di cinghie di distribuzione dell’auto. Proprio Tecnofilati, in collaborazione con l’Università del Piemonte orientale, ha concluso nuovi test proprio sul filato in grafene che «oltre ad essere antistatico e termo conduttore – continua Andrea Abati – presenta proprietà antibatteriche e antifungine. Caratteristiche che ci consentiranno di spaziare anche nell’ambito dell’abbigliamento intimo femminile».

Novità anche sul fronte distribuzione, con la terza società del gruppo, HumanWellness Svizzera (di cui è a.d. Andrea Abati, mentre il fratello Alberto ricopre lo stesso ruolo nelle aziende italiane), nata da un incontro tra la scienza cosmetica svizzera e le competenze tessili italiane. «Stiamo pensando di commercializzare il marchio BeGood, con 8 brevetti all’attivo nel campo dell’abbigliamento cosmetotessile – spiega l’ad –, oltre che attraverso il canale e-commerce e quelli «professional» (farmacie, profumerie, beauty center) anche in negozi multi brand e monomarca».

Oggi il gruppo di Medolago ha toccato quota 150 collaboratori con un fatturato 2023 oltre i 10 milioni (in flessione rispetto al 2022, quando il volume d’affari risultava «drogato» dall’aumento delle materie prime), il 10% investito in ricerca e un export che tocca il 30%. I mercati di riferimento, oltre all’Europa, sono Cina, Pakistan, India, Vietnam, Usa e Sud America. «Questo gennaio il gruppo ha registrato un + 20% - conclude Andrea Abati –: segnale incoraggiante, ma le prospettive sono un’incognita.L’ultima preoccupazione è la situazione del canale di Suez. con i costi dei container sono cresciuti di 8 volte. L’aumento indiscriminato dei prezzi, ma anche la carenza delle materie, sono di nuovo dietro l’angolo».

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