Scaglia: «Ripresa non prima del 2023
Creare lavoro per i giovani è la priorità»

Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo: stiamo ancora vivendo un evento eccezionale. «Export, quest’anno torneremo ai livelli di 10 anni fa ma l’economia bergamasca sta reagendo meglio di altre».

L’uscita vera dal tunnel «solo nel 2023 quando recupereremo i numeri dell’export». Nel mezzo due anni di traversata nel deserto, o quasi, per superare la quale sarà necessario ritrovare «la fiducia che ora manca a imprenditori e famiglie e che bloccano consumi e investimenti». Poi, un pensiero particolare ai giovani «cui andrà riservata un’attenzione speciale, sono quelli che rischiano di pagare di più le consegue di questa crisi». Stefano Scaglia, 59 anni, presidente di Confindustria Bergamo al termine dell’«anno horribilis» per il Covid-19, detta l’agenda per i prossimi mesi quelli - dice - «che daranno la direzione per la ripartenza».

Presidente, quando ci siamo visti un anno fa, parlava di scelte strategiche da fare, di uno stato di salute dell’industria orobica che guardava con fiducia al futuro. Sembra passata un’era geologica.
«Altroché, abbiamo vissuto, anzi stiamo ancora vivendo un evento che ha travolto le nostre vite, ha cambiato la nostra economia, ci ha messo a dura prova a livello personale. Anche le risposte per ritornare alla normalità dovranno essere per forza eccezionali».

È già possibile fare previsioni sulla ripresa?
«A partire dal 2023, non prima temo. C’è tanto da recuperare. Abbiamo avuto un terzo trimestre di ripartenza seguito da un quarto trimestre che ha registrato una nuova frenata a causa della seconda ondata del Covid. È un quadro comune a tutta l’Europa. Il Centro studi di Confindustria per Spagna e Uk prevede un calo dell’11%, per Italia e Francia del 9%, del 5% per la Germania. In questo contesto si colloca Bergamo, per questo motivo quest’anno prevediamo una riduzione dell’export importante: nel 2019 il valore era arrivato a 16,2 miliardi, costituito quasi integralmente da beni manufatti. Chiuderemo il 2020 a 13 miliardi, significa arretrare di 10 anni».

Non è un quadro rassicurante.
«Il ritorno di valori precedenti comporterà molto lavoro. Sono comunque fiducioso perchè c’è molta liquidità ferma nelle banche, come confermano i dati Bankitalia sui depositi dei bergamaschi che ha pubblicato L’Eco di Bergamo circa un mese fa. Liquidità che aspetta per essere messa in circolo. Quando la situazione epidemiologica si stabilizzerà e le prospettive saranno molto più chiare. L’elemento chiave sarà la fiducia. A novembre, secondo i dati del Centro studi Confindustria su dati nazionali, gli imprenditori “pessimisti” sono aumentati del 2,3%, non è un bel segnale. Anche l’indice di fiducia delle famiglie è molto basso. Significa che anche chi potrebbe spendere o investire, imprenditori o famiglie, non lo fa perché ha paura di quello che potrà succedere. C’è un blocco psicologico che aggrava la crisi, oggi abbiamo settori come il tessile, la moda e l’automotive, tutti più o meno legati ai consumi che soffrono di più di altri».

Sarà un’economia da sostenere con risorse straordinarie?
«Bergamo sta reggendo meglio perchè è un’economia solida, sana, che ha una forte base manifatturiera, che può contare su risorse capaci di traghettare questo momento. Sarà, piuttosto, un’economia che dovrà essere accompagnata da ulteriori investimenti in termini di competenze, formazione e innovazione. Come associazione già nel pieno della prima ondata della pandenia abbiamo lavorato per creare le basi per la ripartenza. Siamo partiti dal forte richiamo a sostenere la catena dei pagamenti per non far mancare la liquidità alle imprese. Abbiamo poi sottoscritto i protocolli sanitari che hanno permesso una ripresa del lavoro in sicurezza nelle aziende. In questi mesi difficili abbiamo inaugurato il nuovo laboratorio dell’Istituto Italiano di Tecnologia in cooperazione con Intellimech, è nato il consorzio di ricerca Edinnova che va letto come un segnale importante di attenzione verso la filiera dell’edilizia. Con lo sguardo rivolto ai giovani a ottobre abbiamo inaugurato il laboratorio per l’innovazione delle competenze. Quello del lavoro giovanile sarà il tema su cui dovremo concentrarci tutti nei prossimi mesi perchè importantissimo sia da un punto di vista sociale che per migliorare la competitività del nostro sistema economico».

A marzo la fine del blocco licenziamenti, quali effetti prevedete?
«Non sono eccessivamente preoccupato per quanto potrebbe accadere sul nostro territorio. A gennaio, comunque, avvieremo un’analisi puntuale sulla situazione occupazionale delle imprese nostre associate con lo scopo di intercettare in anticipo eventuali segnali di difficoltà su questo fronte e proporre percorsi di riconversione del personale là dove fosse necessario».

Un anno fa Confindustria è tornata alla guida della Camera di commercio. Il recente voto in consiglio sul bilancio 2021 ha fatto emergere qualche mal di pancia da parte degli artigiani e al presidente Mazzoleni è stato chiesto «più coraggio». Finito il clima d’intesa?
«Fare bilanci in questa situazione di scarsità di risorse è un’operazione non facile. Molto più semplice, come in passato, trovare l’accordo con abbondanza di mezzi. Ricordiamo che il bilancio della Camera di commercio conta, oltre che sui diritti camerali, anche sui dividendi di alcune partecipate importanti, come ad esempio la Sacbo che quest’anno sono mancati. Detto questo, non sono preoccupato per quello che è successo e guardo al futuro con ottimismo. Mi permetto tuttavia di dire che ora sarà ancora più importante lavorare tutti insieme, come fatto in quest’anno di emergenza. Un invito che rivolgo alle associazioni di categoria ma estendo alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni. Se vogliamo uscire dal tunnel dobbiamo farlo tutti insieme».

Opere pubbliche irrinunciabili?
«Pedemontana, fondamentale per tutta Lombardia perché contribuirebbe a sbloccare definitivamente il traffico su Milano Nord. Per il nostro territorio tre le opere imprescindibili: il collegamento ferroviario tra l’aeroporto di Orio, Bergamo e Milano; la Bergamo-Treviglio e il nuovo scalo ferroviario».

È l’elenco che fa ogni anno!
«Certo, perchè i cantieri non sono ancora partiti! I progetti però hanno fatto passi avanti importanti. Il collegamento ferroviario con lo scalo di Orio è finanziato dal governo; sulla Bergamo -Treviglio, grazie ai 130 milioni stanziati dalla Regione, la discussione si fa più concreta; anche sul progetto del nuovo scalo ferroviario credo ci sia ormai una convergenza d’idee sulla nostra proposta di un terminal intermodale. Se facessimo le opere pubbliche in un anno non saremmo in Italia! Non siamo all’anno zero, ma certo ora bisogna accelerare».

Questione credito: avete segnali rispetto alla capacità delle imprese orobiche di restituire i finanziamenti super agevolati ottenuti in questi mesi?
«Non abbiamo particolari alert e confidiamo che il sistema bergamasco sia in grado di traghettare verso una situazione più tranquilla. È bene ricordare che nei periodi di crisi vengono avvantaggiati quelli che vanno bene, siano privati, imprese o territori. Bergamo può rientrare in questa categoria».

Il 2020 è stato anche l’anno dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi che ha visto, di fatto, scomparire la banca di riferimento del territorio. Cosa cambierà?
«A livello di sistema, la perdita di una banca di territorio forte come era Ubi, in termini di strutture, di posti di lavoro, di competenze, erogazioni, non può che preoccupare. Un impoverimento sarà inevitabile. Ubi a Bergamo aveva il suo quartier generale, Intesa non ce l’avrà e questo, di per sé, comporta un forte cambiamento anche in termini di rapporti. Per quanto riguarda le imprese, ora servirà capire come si muoverà Bper a cui passeranno gran parte degli sportelli ex Ubi ( 77, ndr). Il Gruppo emiliano, finora semi sconosciuto da noi, diventerà una presenza importantissima sulla piazza bergamasca. Bisognerà vedere come riuscirà ad inserirsi, quali saranno i livelli di efficienza, i servizi che sarà in grado di offrire alle nostre imprese. I prossimi sei mesi ci daranno un quadro più preciso degli effetti concreti dell’operazione Intesa-Ubi».

Come vede l’ipotesi delle nozze Banco Bpm- Bper?
«Avrebbe comunque un impatto molto diverso. Banco Bpm che aveva già assorbito il Credito Bergamasco, non ha un quartier generale e strutture importanti sul nostro territorio. Sarebbe solo un’ulteriore aggregazione che va nella direzione auspicata dalla Bce. Se poi il risultato porta servizi più efficienti, una maggiore capacità di supporto alle nostre imprese all’estero non può che far piacere».

A proposito di nozze, l’unione con Confindustria Lecco s’ha da fare? È vero che potrebbe concretizzarsi già a metà gennaio?
«Vediamo, sono questioni non semplici su cui trovare la sintesi. Per ora stiamo dialogando, abbiamo iniziato a lavorare su alcuni temi, sottoscritto alcuni accordi per una rappresentanza comune a Bruxelles anche per ottimizzare i costi. Anche per le associazioni, come per le imprese e banche, le sinergie per creare economie di scala e dare più peso alla rappresentanza, sono ormai necessarie».

Presidente, cosa ricorderà di questi mesi così intensi anche a livello umano?
«Le tante manifestazioni di vicinanza che ho raccolto anche fuori da Bergamo per quanto stavamo vivendo, i contatti umani molto intensi che abbiamo stabilito tra imprenditori, in particolare la mia squadra. Mi hanno dato un grande aiuto nell’affrontare una situazione in qualche momento davvero difficile da gestire».

© RIPRODUZIONE RISERVATA