Abbattuti tutti i tabù
I 5 Stelle sono un partito,
buona notizia con un ma

Non siamo un partito, non siamo una casta, siamo cittadini, punto e basta!». Così recitava l’inno dei 5 Stelle delle origini. Scordiamocelo. D’ora innanzi dovranno cantare: «Siamo un partito, siamo una casta, non siamo più cittadini e basta!». L’hanno deciso questa settimana con un atto ufficiale. L’approvazione del «2 per mille» sulla nuova piattaforma online equivale, infatti, alla certificazione che il M5S è diventato un partito. Lo prevede la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, e solo dei partiti. S’è consumata in tal modo con i crismi dell’ufficialità quella normalizzazione che nei fatti era già avvenuta. Com’altro chiamare un movimento che si è dotato di un presidente, di cinque (non si sono accontentati di uno) vicepresidenti, di un garante, di un comitato di garanzia, del consiglio nazionale, del collegio dei probiviri, della scuola di formazione, se non con il nome di partito?

Abbattuti tutti i tabù I 5 Stelle sono un partito, buona notizia con un ma

Chiamatela come volete la svolta attuata: evoluzione, maturazione o viceversa capriola, tradimento. La sostanza non cambia. È finito il «Vaffa». Sono state definitivamente archiviate le rivendicazioni della prima ora: uno vale uno, democrazia diretta, decrescita felice, no alla Ue e alla Nato, feeling con Russia e Cina, solidarietà con i no vax, giustizialismo, per finire con il no alle alleanze e al no (prossimamente) al terzo mandato.

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