Alle urne in ottobre Quesiti aperti

Alle urne in ottobre
Quesiti aperti

Con la presentazione da parte della Lega della mozione parlamentare di sfiducia nei confronti del governo Conte, la cosiddetta «parlamentarizzazione» della crisi viene formalmente avviata. La speranza di Salvini era che, una volta ricevuto lo sfratto, Giuseppe Conte si presentasse già dimissionario al capo dello Stato e che la procedura di scioglimento delle Camere avvenisse in modo fulmineo, addirittura entro Ferragosto. Non sarà così, e questo sicuramente mette i leghisti sul chi va là: quando una crisi di governo entra in Parlamento è sicuro solo il primo atto mentre l’epilogo è tutto da scrivere.

Non sarà un caso che si stiano moltiplicando i sospetti di possibili «inciuci» – seccamente smentiti dagli interessati ovviamente – tra i Cinque Stelle e il Pd in funzione «anti-destra». Segno che la possibilità che le cose evolvano man mano, c’è. Anche per una ragione banale, e cioè che una cosa sono i sondaggi, una cosa i numeri sul campo. In questo Parlamento, eletto l’anno scorso, e non in quello che verrà, la forza preponderante è dei Cinque Stelle, che sono il partito di maggioranza relativa. Basterebbe un’intesa tra Di Maio e Zingaretti per rendere tutto più complicato. Magari non ci sarà – se non altro perché i renziani si opporrebbero a costo di uscire dal Pd – ma intanto la sola possibilità contribuisce ad avvelenare ancor di più l’aria. Se ieri Di Maio è arrivato a dare del «giullare» a Salvini perché avanzava appunto il sospetto di inciuci in corso, vuol dire che queste ipotesi corrono e provocano reazioni e risentimenti.


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