Città-stato nuova via di politica virtuosa

Città-stato nuova via
di politica virtuosa

Da un lato assistiamo alla crescente affermazione di movimenti «sovranisti», attorno ai quali si raccolgono paure, malumori e prevenzioni collettive; dall’altro viviamo un evidente tracollo dello «Stato nazione», sempre meno capace di controllo e di visione sulla sfera economica e sociale, per il definitivo consolidamento della globalizzazione. Il capitale finanziario sfugge progressivamente al controllo del fisco e il mondo del lavoro e il valore della moneta vengono determinati da fattori economici per l’appunto globali. Le principali contromisure vengono ricercate in alleanze o accordi tra Stati e nella costituzione di organismi comunitari internazionali, come il caso dell’Europa, al fine di contrastare l’egemonia fluttuante del mercato.

Ad aggravare le difficoltà dei governi centrali sono poi intervenuti, con effetti più o meno pesanti, altri fattori come il progressivo decadimento intellettuale della classe politica e l’inefficienza di molte burocrazie e delle classi dirigenti. Da parte di numerosi economisti e politologi si sostiene che non sia sufficiente per gli Stati ricercare equilibri verso l’alto, ma che sia soprattutto necessario agevolare lo sviluppo di architetture istituzionali più vicine al cittadino, come quelle rappresentate dalle città.

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