Clima, la guerra ritarda l’azione

Gli impegni di taglio delle emissioni di gas serra, presi al G20 di Roma e alla Cop26 di Glasgow nell’autunno scorso, si basano sulla cooperazione internazionale e rischiano l’ennesimo rinvio. Gli scienziati dell’Ipcc, il forum dell’Onu sui cambiamenti climatici, avvertono che solo la cooperazione, l’esatto opposto della guerra, riuscirà a risolvere i problemi globali. La loro visione è quella di un’umanità fraterna, che non agisca a scapito degli altri ma in modo interconnesso.

Clima, la guerra ritarda l’azione

Gli esperti, nell’ultimo rapporto, hanno messo in relazione il sistema geofisico e l’uomo, mostrando la stretta dinamica di interazione. Il mondo inanimato, l’atmosfera, gli oceani, le terre, quello animato, gli ecosistemi, gli organismi, e noi siamo anelli della stessa rete. «L’approccio è molto in sintonia con l’ecologia integrale di Papa Francesco», osserva Antonello Pasini, climatologo del Cnr. Lo scrittore indiano Amitav Ghosh, intervenuto giovedì 19 maggio al Salone del Libro di Torino, ribadisce il concetto, ricordando come i popoli più poveri siano quelli che già ora stanno subendo le conseguenze più gravi del riscaldamento globale di origine antropica: «I conflitti distruggono un ambiente già compromesso dal divario tra l’Occidente e il Sud del mondo, ma anche dal nuovo colonialismo legato ai combustibili fossili».

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