Clima, promesse
da mantenere

Gli studi della comunità scientifica, se tutti gli Stati mantengono gli impegni assunti, prevedono che l’aumento della temperatura resti sotto i 2 gradi. Prima della conferenza di Glasgow gli obiettivi portavano a 2,7 gradi. Stefano Caserini, uno dei maggiori esperti italiani delle strategie di riduzione dei gas climalteranti e della comunicazione del problema dei cambiamenti climatici, esprime una valutazione del negoziato di Glasgow non nei termini semplicistici di successo o fallimento. L’esito dei lavori della Cop26 si misura sull’aggiornamento degli impegni per ridurre le emissioni e sul completamento delle regole per l’applicazione dell’Accordo di Parigi del 2015, riguardo all’articolo 6 sullo scambio delle quote di emissione.

Clima, promesse da mantenere
«Il mondo non è in vendita» era scritto su un mappamondo di Greenpeace a Cop26
(Foto di Ansa)

Ma l’aumento del supporto finanziario ai Paesi vulnerabili non è stato raggiunto. Servono ancora regole, come osserva di nuovo Caserini, affinché gli stanziamenti non vadano a rinforzare le oligarchie locali e la corruzione, ma siano destinati all’adattamento al cambiamento climatico. L’obiettivo ambizioso di 1,5 gradi è diventato la nuova frontiera della politica internazionale, dal G20 di Roma alla dichiarazione congiunta Usa-Cina. Restare sotto i 2 gradi è già molto impegnativo: una rivoluzione per il sistema energetico e produttivo. Conseguire l’obiettivo di rimanere entro 1,5 gradi significa ulteriori sforzi. Si potranno mettere in campo anche in futuro. Il negoziato sul clima non finisce con questa Cop. Ora ciò che conta è mantenere le promesse.

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