Coronavirus, Nord ferito ma gli sconti vanno al Sud
La Galleria Vittorio Emanuele a Milano, il primo giorno di apertura dopo il lockdown (Foto by Ansa)

Coronavirus, Nord ferito
ma gli sconti vanno al Sud

Nella politica dei giorni del Covid ci sono segnali di un anti-settentrionalismo strisciante (versione speculare dell’altrettanto pernicioso antimeridionalismo) che andrebbe soffocato sul nascere. Non si tratta solo delle critiche alla gestione sanitaria o delle battute irrispettose e sarcastiche del governatore campano De Luca, che ha approfittato della situazione pandemica della sua regione - infinitamente più gestibile - per atteggiarsi a Louis Pasteur redivivo e attaccare più volte senza ritegno la Lombardia, pretendendo di dare lezioni a Nord del Po.

In uno dei momenti più drammatici e bui del Settentrione e della sua economia ci sono provvedimenti che odorano di privilegio e quasi assumono i contorni della beffa. Spiace parlare in termini duali - quasi manichei - a proposito del nostro Paese, ma pare che il coronavirus si sia trascinato dietro persino la vecchia questione del divario tra Nord e Sud rovesciando paradossalmente i termini della questione, proprio quando persino la Lega è diventata nazionale. Ci riferiamo al pacchetto degli incentivi per le assunzioni al Sud proposte dal ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano. In pratica le aziende del Sud che a partire dal 1° ottobre assumeranno con un contratto stabile o stabilizzeranno un precario, avranno un taglio dei contributi del 30%. Per quest’anno ci sono un miliardo e 200 milioni di euro, per il prossimo 4 miliardi. Naturalmente l’idea è di pescare dal Recovery plan dell’Unione europea. Tra l’altro il miliardo del pacchetto Sud viene recuperato facendo saltare il bonus ristoranti proposto dai 5 Stelle.

Quello che non si capisce è come mai la proposta del Governo riguardi solo il Sud, visto che il Covid ha picchiato duro soprattutto nel Nord del Paese. Lo dice la Banca d’Italia. È soprattutto in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia che il contagio ha affondato il turismo e la manifattura, congelato consumi interni ed export. La fotografia scattata da Via Nazionale ci restituisce un’immagine molto simile a uno tsunami, un’onda anomala e violentissima che al Nord ha avuto un impatto fortissimo sul mercato del lavoro e messo alle corde le finanze locali, soprattutto nelle zone dove l’epidemia ha fatto aumentare in maniera significativa la spesa sanitaria.

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