Bologna, dalla piazza
il primo stop a Salvini

Sono nate le «sardine», dunque. È l’ennesima riproposizione della politica autoconvocata, spontanea, lontana dai partiti e dai loro tatticismi ma desiderosa di esserci, di farsi sentire. È successo a Bologna dove piazza Maggiore è stata riempita giovedì sera per dare una lezione a Matteo Salvini che si appresta a dare l’assalto alla regione rossa per eccellenza, l’Emilia Romagna governata finora da Stefano Bonaccini, piddino ex renziano. Quattro ragazzi al bar, si potrebbe dire, hanno lanciato su Facebook un flash mob per sfidare il comizione del capo della Lega giovedì scorso al Paladozza. Le sardine sono una metafora: per dire che se si fosse riempito lo spazio intorno alla chiesa in piazza Maggiore, pari a 1.800 metri quadrati, si sarebbero contate 6.000 persone strette, appunto, come sardine.

Poiché il PalaDozza ne tiene 5.700, l’obiettivo era battere i fans della Borgonzoni. Incredibilmente l’appello via social - ma proseguito anche con il volantinaggio di fronte ai locali più frequentati del centro di Bologna - ha portato nella piazza principale del capoluogo ben 12.000 persone, il doppio del previsto, prevalentemente giovani ma non solo, molti di più di quelli che sono andati ad ascoltare Salvini (pare oltretutto che il palazzetto dello sport non fosse pieno in tutte le gradinate).

È il primo stop che il Capitano riceve da quando si è mosso con grande sicurezza alla conquista del palazzo emiliano-romagnolo pronto con questo nuovo successo a dare la spallata al governo giallo-rosso. Ora ha capito che la partita non è facile come in Umbria, e oltretutto tra qualche giorno le «sardine» - silenziose ma testarde - hanno intenzione di replicare la sfida a Modena, e vedremo chi vince.

Il «miracolo» di radunare 12.000 persone in piazza senza organizzazione, senza soldi, senza strutture ma solo con uno smartphone per scrivere un post su Facebook, riesce oggi esclusivamente a chi non sventola bandiere: salvo rare circostanze, i gazebo dei partiti offrono uno spettacolo assai diverso. Le sardine, pur dichiarando che voteranno Bonaccini, e si capisce, visto che è il principale avversario della Borgonzoni, hanno negato qualunque rapporto con il Pd che da tutta la vicenda è rimasto estraneo (anche se forse proprio Bologna è una delle piazze dove i democratici riescono ancora a fare il pieno, come è successo qualche sera fa a Zingaretti). Per il resto non c’è però da aspettarsi la prosecuzione di una loro attività politica strutturata: come è successo di recente con le folle di «madamine» pro-Tav a Torino e di anti-Raggi a Roma, dopo una o due manifestazioni, l’iniziativa si perde e la folla si scioglie.

Sono fatti di vitalità politica ma estemporanei con cui i partiti non riescono a mettersi in relazione per riceverne un poco di sangue fresco e offrire in cambio una continuità di impegno. Che è esattamente quello che propone di fare Carlo Calenda, a lungo anima in pena della politica italiana, che proprio a partire dai manifestanti di piazza Maggiore («questa folla va onorata» ha scritto su Twitter) ha deciso di fondare un suo partito - in realtà ne aveva già uno, ma se ne è persa la traccia per strada – insieme a Matteo Richetti, altro eretico del centrosinistra. La nuova creatura farà il suo esordio la prossima settimana ma già da adesso Calenda ha dichiarato che appoggerà la candidatura di Bonaccini «purché - naturalmente - non faccia alcun patto con il Movimento Cinque Stelle». Piccoli partiti nascono.

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