Democrazia diretta? Non è più di moda
il grillino Riccardo Fraccaro si è fatto promotore di una proposta di «referendum propositivo» dichiarando: «Il nostro obiettivo è di portare l’Italia al livello delle democrazie più avanzate che integrano in sé democrazia diretta e rappresentativa»

Democrazia diretta?
Non è più di moda

Viviamo l’adolescenza di un secolo cominciato con la rivoluzionaria proposta di alcune forme di democrazia diretta, sostenute dal convincimento che il popolo abbia pieno diritto ad essere non solo elettore, bensì anche legislatore e amministratore del proprio destino. Una rivoluzione tuttavia solo apparente per chi ha virtù di analisi storica. Tutte le esperienze di democrazia diretta che si sono succedute - partendo da quella di Pericle nell’antica Grecia o dei Comuni italiani in epoca medievale, fino ai casi legati alla rivoluzione francese - alla prova dei fatti hanno fallito. I detrattori della democrazia diretta obiettano inoltre l’impossibilità di convivenza tra democrazia diretta e Stati democratici fondati sulla separazione dei poteri.

Altri contrattaccano, sostenendo che i tempi siano drasticamente cambiati da quando Internet e la conseguente potentissima ascesa delle piattaforme «social» abbiano cannibalizzato ogni altra forma d’interazione sociale, divenendo le nuove, ormai irrefrenabili polis d’incontro e partecipazione.

Da qui la conseguente deduzione di taluni per cui l’utilizzo della Rete, quale strumento di partecipazione politica, sarebbe in grado di creare le condizioni per una compiuta e duratura attuazione di forme di democrazia diretta. Ne costituiscono esempi tangibili il Partito pirata (Svezia 2006), il movimento Occupy Wall Street (Usa 2011), il partito Podemos (Spagna 2014) e, naturalmente, il Movimento 5 Stelle in Italia (2008).

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