Dopo i ballottaggi vinti Il Pd regge il governo e alza la voce
Nicola Zingaretti (Foto by Ansa)

Dopo i ballottaggi vinti
Il Pd regge il governo e alza la voce

È probabile che quanto si è visto nei ballottaggi dei Comuni che hanno completato il turno elettorale del 20 e 21 settembre risponda ai più segreti desideri dei dirigenti del Pd a riguardo dei loro «alleati» grillini. Infatti il M5S domenica scorsa ha perso tutti e quattro i Comuni che aveva conquistato nella precedente tornata (anticipando così la sorte che aspetta Virginia Raggi a Roma) ma nello stesso tempo hanno contribuito in 9 città a far vincere i sindaci del Pd o vicini al Pd. Ecco il sogno di Franceschini e Goffredo Bettini: che la crisi del M5S rimetta in circolo i voti di sinistra e centrosinistra che avevano abbandonato il loro partito tradizionale perché delusi e perché attratti dalla sirena di Beppe Grillo. E nello stesso tempo che quei voti tornino a casa, nel Partito democratico, riducendo il M5S a pura ruota di scorta a Roma come nelle amministrazioni locali. A queste condizioni si potrebbe fare una vera e propria alleanza politica con quel che rimane del partito ex di maggioranza relativa anche dopo una possibile scissione guidata da Alessandro Di Battista, fermamente contrario alle intese per quello che lui continua a considerare «il partito di Bibbiano».

A ben guardare, il voto amministrativo conferma ancora una volta che il blocco elettorale che aveva portato il movimento pentastellato oltre il 30% si è quasi liquefatto e che la rappresentanza parlamentare e di governo è lontana anni luce dalla realtà concreta: non basteranno certo gli Stati generali del movimento convocati per i primi di novembre a risolvere una crisi profonda di identità e di ruolo cui l’auspicata «gestione collegiale» farà l’effetto di uno sciroppo messo a combattere con la polmonite.

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