Economia sommersa Il governo risponda

Economia sommersa
Il governo risponda

Con la partenza della fase 2, che ci vede chiamati a convivere diligentemente col virus, il governo ha ritenuto necessario intervenire per fornire un concreto contributo a cittadini e imprese per le conseguenze derivanti dalla chiusura degli ultimi due mesi di quasi tutte le attività. Così, ai due decreti di marzo e aprile, che hanno dato origine ad aspre critiche per la farraginosità della loro applicazione, si è aggiunto il «superdecreto» di maggio che prevede interventi per 55 miliardi. Un importo straordinario pari a circa tre manovre finanziarie. Si tratterà ora di vedere se, dopo l’esperienza negativa dei precedenti decreti, questo nuovo provvedimento riuscirà a trovare una sua applicazione più immediata.

Fra i vari problemi aperti dal lockdown è infatti emerso, in tutta la sua tragica dimensione, anche quello delle estreme condizioni di povertà di oltre tre milioni di cittadini impiegati nell’ambito dell’economia sommersa e illegale. Queste attività - che rappresentano uno dei più grandi problemi che il nostro Paese si trascina da decenni - hanno subito un fermo quasi totale, facendo temere gravi conseguenze per la stessa tenuta sociale e per l’ordine pubblico. Secondo una recente indagine dell’Eurispes, il sommerso ammonterebbe a circa 540 miliardi di euro pari al 35% del Pil, ben maggiore di quello stimato dall’Istat (13% del PIL pari a 240 miliardi).

All’economia sommersa si aggiunge quella criminale stimata in 250 miliardi che in buona parte si riversa sull’economia ufficiale attraverso il riciclaggio. Fortunatamente, le situazioni più critiche sono state superate fin dai primi giorni di marzo con la distribuzione di beni di prima necessità da parte della Protezione civile, di tutte le Caritas presenti sul territorio nazionale e di molti Comuni, Province e Regioni, anche grazie al supporto di un gran numero di meravigliosi volontari.

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