Enti inutili battaglia persa
Tommaso Padoa Schioppa

Enti inutili
battaglia persa

Da oltre sessant’anni governi e governanti, nessuno escluso, continuano a propinarci la favoletta della lotta aspra senza paura agli Enti pubblici inutili, dicendoci di volerli eliminare senza se e senza ma, salvo produrre in merito, puntualmente, risultati inesistenti. Con l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea e il conseguente impegno di riduzione della spesa pubblica, si sperava potesse cambiare qualcosa. In realtà nulla di significativo è accaduto, almeno fino al 2008 quando – per iniziativa del compianto Tommaso Padoa Schioppa, ministro del Tesoro del governo Prodi – fu emanato un decreto legge che istituì una Commissione per la Finanza pubblica. Questa, dopo sei mesi di lavoro consegnò un rapporto contenente ben novanta «raccomandazioni», che il successivo governo Berlusconi non tenne in alcuna considerazione, pur riconfermando retoricamente l’impegno d’intervenire pesantemente sugli Enti inutili.

Emblematico quanto accaduto con il ministro della «Semplificazione» Calderoli, che il 28 ottobre 2009, ospite a «Otto e Mezzo», annunciò: «A fine mese succederà una cosa che non è mai successa in Italia. Cadrà la ghigliottina sugli Enti inutili che non si sono ristrutturati, non hanno chiuso, non hanno ridotto il personale e non hanno tagliato le spese». Parole audaci e roboanti (per l’appunto, parole), che seguivano un’altra dichiarazione rilasciata qualche mese prima al quotidiano «Il Giornale»: «Scompariranno circa 34 mila enti inutili, che bruciano risorse solo per sopravvivere, tutti con i loro presidenti e Consigli di amministrazione».


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