Ex Ilva, dura prova per l’alleanza Pd-M5S

Ex Ilva, dura prova
per l’alleanza Pd-M5S

Il caso ex Ilva rischia di diventare il detonatore di una situazione politica sempre più in ebollizione. L’incontro che c’è stato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi tra il governo e i vertici dell’Arcelor Mittal si è concluso in termini almeno apparentemente interlocutori senza che però questo significhi il venir meno della dichiarata volontà della multinazionale di abbandonare l’acciaieria di Taranto. Tanto è vero che nello stabilimento e in sede amministrativa sono stati avviati le procedure sia per diminuire la temperatura degli altoforni sia per il recesso formale dal contratto.

È pur vero che al tavolo col presidente del Consiglio e i suoi ministri, i due capi della famiglia Mittal hanno ribadito tutte le loro richieste, e anzi le hanno allargate: hanno chiesto non solo lo scudo penale prima ammesso e poi tolto dall’autorità italiana ma anche una ridiscussione del contratto adeguandolo alla attuale situazione del mercato dell’acciaio, tutt’altro che florida, e quindi con una previsione inferiore della capacità produttiva e conseguentemente del perimetro occupazionale. Non solo, Mittal non accetta i tempi di estrema urgenza con cui la magistratura ha chiesto l’adeguamento di un altoforno, pena il sequestro del medesimo, e dunque chiede norme adeguate anche per saltare questo ostacolo.

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