Fondi europei, anche il Piano Marshall aveva paletti
Il premier Giuseppe Conte con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen (Foto by Ansa)

Fondi europei, anche il Piano Marshall aveva paletti

Da più parti politiche si sollevano preoccupazioni e critiche per i rischi che possono derivanti dalle condizioni che l’Europa pone per l’utilizzo dei vari prestiti. Riguardo al Mes, come è stato ribadito dalla Commissione europea, l’unica condizione è che i fondi siano utilizzati per investimenti diretti o indiretti nel campo della sanità. L’unico problema, quindi, è dimostrarsi in grado di programmare e realizzare un dettagliato piano d’investimenti che riguardino la ricerca scientifica, la costruzione o l’ammodernamento di strutture sanitarie, nonché la sanificazione di scuole e aziende.

Per l’assegnazione dei fondi del Recovery Fund, si chiede che l’Italia si faccia carico di un piano straordinario d’investimenti orientato alla diffusione della digitalizzazione, alla realizzazione o all’ammodernamento d’infrastrutture, alla bonifica e alla messa in sicurezza di vaste parti del territorio del Paese.

Il tutto, seguendo i canoni di uno sviluppo economico sostenibile indirizzato a ridurre i dualismi economici e sociali. Si raccomanda, infatti, di effettuare interventi tra i 70 e gli 80 miliardi di euro per ridurre il crescente divario tra Sud e Nord attraverso la costruzione di strade, autostrade, porti, ponti, reti ferroviarie e alta velocità, acquedotti e impianti di depurazione, ecc. Si pone anche l’accento sulla necessità di attuare alcune riforme per: abbreviare i tempi della giustizia civile e penale; contenere la diffusione dell’economia sommersa; combattere l’evasione fiscale e ridurre sensibilmente le aliquote fiscali. Si tratta nel loro insieme di riforme che tutti i governi degli ultimi trent’anni hanno ripetutamente annunciato senza essere stati in grado di realizzarle per l’ossessiva preoccupazione di perdere consensi elettorali. Della realizzazione dei piani d’intervento, così come dello stato delle riforme, si dovrà ora invece dar conto periodicamente alla Commissione europea.

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