Futuro dei giovani
Un macigno le crisi

Ne usciremo migliori. È una delle affermazioni che hanno accompagnato queste settimane tragiche sotto il tallone del coronavirus, insieme all’auspicio «Andrà tutto bene». A leggere certe cronache non si direbbe che l’umanità cambierà in meglio dopo la pandemia: a Lucca un’infermiera che lavora a contatto con i contagiati ha trovato nella sua buca delle lettere un foglio con il messaggio «Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in condominio. Ricordati che ci sono anziani e bambini, grazie». E non è un caso isolato di insofferenza verso medici o infermieri. Ce ne sono stati altri: eroi finché vi tenete alla larga. Conforta invece la mobilitazione solidale, spontanea o organizzata, che ha dato sostegno a chi lotta contro il Covid-19 negli ospedali, agli ammalati e agli anziani soli in casa. È un moto che crea anche comunità, rompendo il muro delle solitudini.

Futuro dei giovani Un macigno le crisi
Lavoro e giovani

Di certo da questa epoca luttuosa dovremo uscire riscoprendo il valore dell’umiltà. Nessuno si fa da sé. Molto dipende dagli incontri cammin facendo e dalle circostanze favorevoli o meno. Nascere in una provincia florida, costruita da quegli anziani che sono stati le principali vittime del virus, offre più opportunità che venire al mondo in luoghi poveri e sperduti. Il cantautore Francesco De Gregori in un’intervista ha riconosciuto con modestia che se fosse nato e cresciuto in un paese dell’entroterra laziale invece che a Roma, non sarebbe l’artista affermato che è: le città, e soprattutto le capitali, offrono luoghi di formazione, di incontro e ribalte introvabili nei centri piccoli.

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