Governo diviso L’inedito di Conte

Governo diviso
L’inedito di Conte

Eppure il monito del presidente della Repubblica era stato chiarissimo: «Libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti». Era difficile essere più espliciti nell’indicare l’unica strada percorribile affinché il Paese esca indenne dalla pericolosa situazione nella quale versa la nostra economia, con i suoi riflessi (presenti e futuri) sull’occupazione, sull’avvenire delle nuove generazioni, sulla stabilità sociale. Come usa fare da quando l’attuale governo è in carica, il capo dello Stato ha adottato il criterio di intervenire con rigorosa misura sulle questioni che di volta in volta si affacciano nel dibattito politico-istituzionale. Sempre più spesso per rintuzzare (indirettamente ma efficacemente) prese di posizioni e dichiarazioni improvvide o, peggio ancora, estranee all’ordinamento giuridico. Il presidente si è assunto il delicato onere di una sorta di «controcanto» alle intemerate di alcuni protagonisti dell’azione di governo, utilizzando costantemente uno stile in grado di evitare che si possa sostenere che stia debordando dalle sue attribuzioni.

Rispetto al paziente lavoro di ricucitura istituzionale (e, di riflesso, della stabilità politica) svolto dal capo dello Stato nemmeno un cieco potrebbe far finta di non vedere; così come un sordo non potrebbe sostenere di non aver udito. Eppure, di fronte ai ripetuti e motivati richiami del Colle, i Palazzi (Palazzo Chigi, Palazzo Madama e Montecitorio) sembrano sordi e ciechi, mostrando una perdurante indifferenza che maschera a malapena la lotta di potere tra le fazioni della maggioranza. Salvini si muove come la mastodontica nave che giorni fa ha speronato un traghetto nel canale della Giudecca. Pesante e disinvoltamente ignaro dei danni che può produrre.


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