Grillini senza pace Tira aria di naufragio

Grillini senza pace
Tira aria di naufragio

Non c’è pace tra i grillini. Tra Luigi Di Maio che «lascia» la poltrona di capo politico ma «non molla», e dunque vuole tornare in sella, e tutti i suoi numerosi avversari interni è una continua lotta di trincea. In ballo c’è la leadership del Movimento la cui crisi elettorale ha ringalluzzito la cosiddetta «ala movimentista» dei pentastellati contro il folto partito governista. Quelli che pensano che la salvezza stia nell’abbandonare il Pd e riprendere gli antichi riti del «Vaffa» che hanno portato tanta fortuna.

Almeno fino a marzo 2018 quando arrivò il trionfo elettorale, il trenta e passa per cento dei voti, la corona d’alloro di partito di maggioranza relativa del Parlamento, la maggiore responsabilità di governo esercitata attraverso un ircocervo tecnico-politico come Giuseppe Conte, fino alla vigilia sconosciuto professore di Diritto e avvocato di ricche parcelle. Da allora, è stato una corsa verso il basso: ogni elezione regionale o amministrativa è stata una sconfitta. Al punto che Di Maio, per evitare che gli si addossasse l’ennesima botta, quella in Emilia Romagna - rivelatasi poi una vera tragedia del 3 per cento dei voti - ha appunto annunciato la propria volontà di «lasciare» ma anche di «non mollare».

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