I guai legali dei Renzi Il leader nell’angolo

I guai legali dei Renzi
Il leader nell’angolo

In queste ore la vicenda degli arresti domiciliari dei genitori di Matteo Renzi e quella del voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini stanno riproponendo il tema, ahinoi inesauribile, del rapporto tra la politica e la magistratura in Italia. Rapporto, come è noto, controverso. In entrambi i casi i magistrati hanno «toccato» la politica che ha reagito come ha potuto. Nel caso di Salvini, sia pure con molte lacerazioni nel M5S, è stato vietato ai giudici di indagare il ministro dell’Interno perché questo avrebbe significato riconoscere alla magistratura il diritto di sindacare una decisione politica del governo (nel caso specifico impedire per dieci giorni lo sbarco di 170 migranti dalla nave «Diciotti» della Guardia Costiera). Insomma, è stato un invito ai giudici a non debordare dal loro confine.

Nel caso invece di Matteo Renzi abbiamo visto improvvisamente aprirsi ancora una volta il panorama cui siamo stati abituati dai tempi di Tangentopoli in poi, e soprattutto nell’era berlusconiana: polemiche sull’uso strumentale dello strumento giudiziario, accuse ai magistrati di orchestrare una «giustizia ad orologeria», sospette fughe di notizie, ecc. Matteo Renzi è stato ben attento a non parlare di «complotto» (come invece ha fatto tante volte in passato Berlusconi) e ha ripetuto le solite espressioni di rispetto verso l’azione dei giudici; ma ha anche aggiunto che «se lui non avesse fatto politica sui suoi genitori non sarebbe stato gettato tanto fango». Che è poi un modo diverso di dire che i giudici devono stare alla larga dalle strumentalizzazioni politiche.


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