Ieri le campane, oggi le sirene Ma quel suono è per tutti noi

Ieri le campane, oggi le sirene
Ma quel suono è per tutti noi

Un volontario della Croce Rossa, un medico, un carabiniere, una dozzina di sacerdoti... Sono vittime del Coronavirus come tutte le altre centinaia di bergamaschi che da un mese a queste parte stanno pagando con la vita un tributo inimmaginabile a questa subdola polmonite che toglie respiro e dignità come mai si era visto prima. Il Coronavirus – che di regale non ha nulla, se non il rispetto che si deve alla morte – l’hanno «respirato» mentre si stavano prendendo cura di noi, mentre stavano portando in ospedale qualcuno dei nostri cari o lo stavano visitando in un ambulatorio, mentre si stava organizzando una missione di soccorso per venirci in aiuto o ci si stava preoccupando della nostra salute spirituale attraverso la grata di un confessionale.

Non aggiunge e non toglie niente alla loro morte, è un rischio che in qualche misura avevano messo in conto, ma a fianco del ricordo dei nostri morti, dei nostri affetti più cari che ci hanno lasciato in questi giorni, abbiamo il dovere morale di «ritagliare» un piccolo angolo di cuore e di memoria anche per loro. Perché grazie a loro, forse, qualcuno è riuscito a scamparla, o, se non ce l’ha fatta, se n’è andato in pace con Dio e rasserenato nel cuore. E non è poco.

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