Il colpevole del male e la libertà degradata

Il colpevole del male
e la libertà degradata

Capita sempre più spesso, quando ci imbattiamo in un fatto di cronaca di particolare efferatezza, di assistere, perfino sulla stampa, ma ancor più sui social, a reazioni che additano e urlano la mostruosità del colpevole, vero o presunto che sia. Non intendo qui soffermarmi sull’opportunità della sospensione garantista del giudizio. Vi è un altro problema, che è a monte dell’accertamento della colpevolezza. Mi interessa cioè riflettere su questa frettolosa qualificazione del colpevole come reietto, esemplare di un male diabolico e assoluto. Non si intende ovviamente negare che il male ci sia e che venga fatto; e neanche che lo si possa e anzi che lo si debba giudicare, moralmente e giuridicamente. Ciò che lascia perplessi è la qualificazione di quel che accade e soprattutto di chi lo compie come mostruoso o diabolico, quando questa operazione sottenda il tentativo di tracciare una rassicurante linea di demarcazione tra un’area dell’umano e una del disumano, da cui chi giudica si sente immune.

È una separazione che vorrebbe essere tranquillizzante, ma che pretenderebbe di cristallizzare due fronti: quello nel quale militano i cittadini del bene; e quello in cui alligna il male e i suoi mostruosi adepti. Rispetto a questa pretesa, mi pare condivisibile l’ammonimento recentemente formulato dal filosofo Preterossi: «L’umanità è il problema, non la soluzione». Se l’umanità è il problema, vuol dire che nessuno l’ha originariamente risolto, ma che deve conquistarsi, tra e con gli altri, come umano. La società degli umani è infatti un organismo diverso e molto più delicato rispetto a ogni altro esemplare biologico di vita organizzata: se nell’organismo biologico è il male (in termini di malattia), e non il bene (la salute), a costituire un problema, nella società umana vale il contrario: a fare problema - come ha scritto il giurista Supiot - è la definizione dell’ordine sociale giusto, continuamente contestato e insidiato. Ed è nella ricerca di questo ordine che l’umanità è continuamente da istituire e da promuovere, anche attraverso la definizione di una «misura» della stessa libertà individuale.


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