Il futuro del pianeta
si gioca nello spazio

A parte gli specialisti, solo gli appassionati delle esplorazioni spaziali erano a conoscenza che gli arabi degli Emirati stavano organizzando una missione su Marte. Di certo, non il grande pubblico. Se americani, russi, europei o cinesi si avventurano nel cosmo - nulla di sorprendente. Ma gli arabi, che lanciano il proprio missile da un sito del Giappone, cosa c’entrano con la corsa allo spazio e perché lo fanno? E soprattutto, dove hanno ottenuto la tecnologia necessaria per una tale impresa? L’uomo ha ormai esplorato ogni regione del globo terrestre: da colonizzare restano in pratica solo l’Artico e l’Antartide. Lo scioglimento dei ghiacci sta offrendo nuove opportunità ed aprendo sfide pericolose in cui le grandi Potenze si stanno gettando a capofitto. È utile ricordare che nell’estremo Nord siberiano, quest’anno, le temperature in numerosi punti di osservazione sono addirittura superiori di una decina di gradi rispetto al passato. Oltre all’apertura della rotta di nord-est con l’Asia sotto al Polo per i commerci, vi è la possibilità di sfruttare gigantesche risorse di idrocarburi.

Con il permafrost che si sta sciogliendo, ad esempio, la Russia adesso offre appezzamenti di terra gratis a chi si trasferisce in luoghi remoti, finora inabitabili.

I trattati sull’Artico e sull’Antartide, siglati a livello Onu nel XX Secolo, appaiono al momento superati dai cambiamenti climatici in corso e dagli impetuosi successi tecnologici. Stessa cosa dicasi per gli accordi sullo spazio.

La sensazione diffusa è che l’umanità sia di fatto entrata in una nuova fase di sviluppo in cui le risorse, necessarie per il progresso – quello con la P maiuscola -, vadano cercate ancor di più in teatri non tradizionali. Ecco, quindi, spiegato il perché nuovi attori si affacciano alla ribalta dello spazio, mentre le aree libere sulla Terra sono a disposizione di pochi Stati. I ricchissimi Emirati arabi uniti hanno l’obiettivo dichiarato di costruire una «colonia umana su Marte entro il 2117» ed entro 50 anni trasportare sul «Pianeta rosso» un proprio cittadino.

La navicella spaziale araba «Amal» è stata assemblata in Colorado grazie all’aiuto degli specialisti americani. Al resto hanno pensato i giapponesi. In precedenza gli Eau, che hanno forzieri pieni di «petrodollari» e budget quasi illimitati, hanno messo in orbita due satelliti di osservazione terrestre insieme ai coreani (lanciati dai russi) ed uno proprio in collaborazione con i giapponesi. Per una ventina di giorni ogni 26 mesi Marte si trova nella migliore posizione rispetto alla Terra per ridurre i tempi di viaggio. Di qui la ragione per cui, in queste settimane, arabi, cinesi ed americani hanno lanciato le loro missioni, mentre gli europei vi hanno rinunciato.

I giapponesi hanno programmato una loro missione nel 2024 con l’obiettivo nel 2029 di portare campioni del suolo di Marte sulla Terra.

Conoscere quali minerali o sostanze si possono reperire sul «Pianeta rosso» è di vitale importanza per progettare il futuro se sulla Terra le risorse diventeranno un giorno limitate. Serve, però nel frattempo, costruire vettori con la giusta propulsione in grado di ridurre di molto i sette mesi in media di viaggio, quando i due pianeti sono vicini. Su questo punto si può stare tranquilli che, come al solito, l’industria militare darà il suo fondamentale contributo.

In ultimo. La denuncia degli Usa secondo cui una decina di giorni fa la Russia ha svolto un test per la distruzione di altri satelliti deve far riflettere. Un dubbio: le esplorazioni planetarie saranno fatte insieme dagli Stati o contro qualcuno?

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