Il governo impantanato L’autunno preoccupa
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Il governo impantanato
L’autunno preoccupa

A Villa Pamphilij tutti hanno potuto vedere un governo che promette molte cose anche molto solennemente ma riesce a realizzarne assai poche. L’ultimo atto è stato il più esemplificativo: il presidente del Consiglio che annuncia come cosa fatta la diminuzione dell’Iva per rilanciare i consumi e il suo ministro del Tesoro che lo smentisce insieme al segretario del Pd mentre i 5 Stelle assistono gelati alla scena. Sembra che Paolo Gentiloni a Bruxelles abbia dovuto fare salti mortali per spiegare a Ursula van der Leyen che Conte ipotizzava, quasi scherzava. Anche perché i cosiddetti «Paesi frugali» dell’Europa tengono durissimo sull’accordo sul Recovery Fund e il ministro degli Esteri dei Paesi Bassi Blok si è spinto a Roma per ripetercelo in faccia con franchezza nordica. Figuriamoci se gli andiamo a dire che abbassiamo l’Iva.

«Niente debiti in comune» ripetono gli olandesi, i danesi, i finlandesi e i nostri vicini austriaci. Le opposizioni, che hanno i loro guai, hanno da fare ben poco per giovarsi dell’immobilismo del governo: è come aspettare che cada dall’albero la pera matura. Persino Zingaretti ha perso la pazienza e ha parlato di «tafazzismo», evocando il mitico personaggio che esemplifica la sinistra che si punisce da sola. Il segretario del Pd insiste perché Conte chiuda almeno qualcuno dei troppi dossier aperti: dall’Ilva alla Alitalia alla Società Autostrade. Ma mentre lui parla Conte rinvia a settembre il piano di riforme da presentare a Bruxelles e che doveva scaturire dalle sorgenti di Villa Pamphilij (che invece sono rimaste a secco). E poi slitta il decreto semplificazioni perché Pd e M5S non sono d’accordo sulla riforma del Codice degli appalti (firmato a suo tempo da Delrio) e si rinvia anche la modifica dei decreti sicurezza di Salvini che i grillini vorrebbero mantenere quasi come sono e che il Pd invece chiede di azzerare.

Conte è un maestro nel parlare schivando qualsiasi ostacolo, nel prendere tempo, nel diplomatizzare ogni conflitto, ma ormai in tanti nella maggioranza si rendono conto che questa tattica di galleggiamento serve soltanto a lui, al presidente del Consiglio, ma espone il governo ad uno scontro con il pesantissimo autunno che ci aspetta senza aver preso uno straccio di vera contromisura. E così crescono i malumori verso Palazzo Chigi e si moltiplicano le voci di una congiura ai danni dell’avvocato pugliese per sostituirlo prima che sia troppo tardi. Si segnala l’attivismo sia di Renzi che di Di Maio.

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