Il pericolo eutanasia scorciatoie in Europa

Il pericolo eutanasia scorciatoie in Europa

L’ultima in ordine di tempo è stata la Spagna. Dopo le promesse in campagna elettorale del leader socialista Pedro Sanchez, un dibattito durato nemmeno un anno in piena emergenza sanitaria, una discussione in Parlamento in fretta e furia e l’approvazione tra febbraio e marzo, prima alla Camera bassa e poi al Senato, Madrid è diventato il quarto Paese europeo a legalizzare l’eutanasia, dopo Olanda, Belgio e Lussemburgo. Ma sarà il primo Paese dell’Unione a consentire anche il suicidio assistito. Nessuno finora si è spinto così avanti. Solo in Svizzera la pratica del suicidio assistito è molto diffusa con il clamoroso vuoto giuridico di una norma che lo regolamenti. La Svizzera non fa parte dell’Unione europea, ma offre un piano inclinato che permette di correggere i rallentamenti previsti con saggezza da tutte le legislazioni europee.

Ora il fronte è stato spezzato dalla Spagna, dove da giugno tutto sarà legale e pagato dal servizio sanitario pubblico. Altri Paesi in Europa si stanno avvicinando alla decisione di solito con un dibattito scomposto, attestato sul contrappunto di posizioni ideologiche rafforzato dal martellamento governato dai guru dei social su un perimetro pericoloso, dove la morte per eutanasia è considerata un evento positivo che risponde alla domanda di una morte dignitosa, al punto che aiutare un malato a morire, anche quando la sofferenza è solo psicologica e dettata dall’ansia, significa essere finalmente compassionevoli. Sull’eutanasia c’è consenso, almeno ad osservare i sondaggi. In Spagna l’ultimo, poco prima dell’approvazione della legge, dava a favore l’85%  dei cittadini.

È singolare che in piena pandemia, migliaia di morti, sistemi sanitari vicini al collasso e una corsa contro il tempo ai vaccini salvavita, venga approvata una legge di tal genere. È accaduto anche in Portogallo, ma la Corte Costituzionale di Lisbona ha bloccato la legge approvata dal Parlamento. In Austria è avvenuto il contrario con la Corte che ha depenalizzato per incostituzionalità il divieto previsto dalla legge del suicidio assistito. In Italia, dopo le sentenze che hanno assolto Marco Cappato e altri dall’accusa di assistenza al suicidio, è in partenza una raccolta di firme per un referendum abrogativo degli articoli del codice penale che puniscono il cosiddetto omicidio del consenziente, unica fattispecie del nostro ordinamento che ha rilevanza nelle scelte di fine vita. È del tutto evidente che dietro c’è la legalizzazione dell’eutanasia. In Francia si è discusso all’Assemblea nazionale, ma per un solo giorno, una proposta di legge assai pasticciata dove il termine eutanasia non compare mai. È stato approvato solo l’articolo 1 e il resto è saltato. In Germania si è deciso al contrario con un voto del Bundestag di mettere al bando il suicidio assistito considerando reato ottenere guadagni sulla morte. E anche la Camera dei Comuni inglesi cinque anni fa aveva detto no. Procedere in ordine sparso nella spazio europeo non fa bene a nessuno e tutte le scorciatoie legislative per il sì o per il no non risolvono alcunché, anzi rischiano di produrre nuovi danni. La fretta in questo campo fa male, burocratizza la pietà e la falsa pietà, così come l’emotività, suscitata da casi che periodicamente si ripetono, va lasciata fuori.

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