L'Editoriale
Mercoledì 04 Febbraio 2026
Il suicidio assistito non fornisce risposte ma solleva domande
ITALIA. Un uomo a Bari è stato accusato di aver tentato di far morire l’anziana madre, affetta da grave patologia oncologica, staccando gli ausili. Una condizione che probabilmente il figlio non riusciva più a sopportare. La loro abitazione era in uno stato di degrado segnalato più volte agli assistenti sociali.
Questa vicenda estrema di sofferenza fisica e psicologica ha dato vigore a chi ritiene che per compassione si possa anche giungere a terminare la vita di un proprio caro. Se l’ammalato o l’anziano si trova allettato, dipendente da sondini per l’alimentazione o per la ventilazione assistita, che richiedono assistenza h24, perché condannare a una lenta agonia una vita che «non è più vita»? Chi è stato più vicino a questa persona e più di ogni altro ha desiderato la sua vita, perché ora non può donargli anche la morte? Il suicidio assistito è visto come una soluzione socialmente accettabile.
Dobbiamo però seriamente chiederci se la decisione di togliersi la vita sia un caso riuscito di libertà o una tragica espressione di disperazione. Il suicidio, anche quello assistito, non fornisce risposte, solleva invece drammatiche domande
Spostandosi sul piano etico e giuridico lo si giustifica dicendo che «aiutare a morire» non è uguale a «uccidere». L’omicidio è per definizione un’uccisione ingiustificata, ma se una persona ritiene ormai insopportabile la sua vita, aiutarla a concluderla diventa un atto dovuto. Per cui poter decidere autonomamente di porre fine alla propria vita ed essere aiutati da un medico, è un diritto che va riconosciuto per legge.
Dobbiamo però seriamente chiederci se la decisione di togliersi la vita sia un caso riuscito di libertà o una tragica espressione di disperazione. Il suicidio, anche quello assistito, non fornisce risposte, solleva invece drammatiche domande. La prima legata alle conseguenze sociali. Un’ipotetica depenalizzazione dell’eutanasia porterebbe a un’intollerabile pressione psicologica sugli anziani, sui disabili, sui portatori di handicap e su tutti coloro che si sentono, per varie ragioni, un peso per i loro famigliari o per la società.
Ci possiamo anche chiedere se legalizzare il suicidio assistito migliora le relazioni tra noi. Sapere che un medico può darti la morte ti rende più fiducioso verso il suo operato? Non si rischia di minare il patto di fiducia che sta alla base dell’alleanza terapeutica tra medico e paziente?
E poi l’eutanasia sarebbe «giustificata» da che cosa? Dall’idea di fare l’interesse di quella persona? Chi si trova in una crisi esistenziale, come la malattia o la stanchezza di vivere, ha bisogno di vicinanza umana, di cura, di sostegno e anche di un adeguato accompagnamento spirituale. Così per dementi o disabili non si può credere di far loro un favore, solo perché noi non vorremmo essere così. Ogni uomo dovrebbe morire nella mano di un altro, non per mano di un altro.
L’attenzione alla persona
Diventiamo sempre più vecchi e riusciamo a sopravvivere con sempre più malattie, questo fa sì che ci sia più bisogno di assistenza qualificata. Il caso riportato ci ricorda come le cure palliative non includano solo un’efficace terapia del dolore, ma attenzione alla persona nel suo ambiente familiare. Ci si fa carico dell’intera situazione, offrendo supporto ai caregiver, organizzando turnazione, coinvolgendo il volontariato.
Una società che prende sul serio la solidarietà non dovrebbe incoraggiare il desiderio di morire, ma attuare ogni risorsa affinché ci siano condizioni sanitarie e assistenziali perché si possa vivere in modo degno la fase finale della vita
Una società che prende sul serio la solidarietà non dovrebbe incoraggiare il desiderio di morire, ma attuare ogni risorsa affinché ci siano condizioni sanitarie e assistenziali perché si possa vivere in modo degno la fase finale della vita. Solo quando cure palliative di qualità saranno accessibili e garantite in modo uniforme sul territorio nazionale sarà possibile aprire in modo serio una ulteriore discussione sul fine vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA