Imprese, slancio e crescita al palo

Imprese, slancio
e crescita al palo

Ci si attendeva un Vincenzo Boccia forse più polemico ed aggressivo, nella sua ultima relazione come presidente di Confindustria (scadrà il prossimo anno), ma la presenza del Capo dello Stato ha reso più paludata l’Assemblea di ieri a Roma, cui seguirà, settimana prossima, quella di Banca d’Italia. Due élites poco amate, ma decisive per il futuro del Paese. Boccia ha scelto di evitare gli spigoli, smorzando nei toni ma non nella sostanza gli spunti critici, numerosi tra le righe di una relazione con qualche puntuta denuncia della «bulimia del like», del «presentismo» e della «superficialità come regola di comportamento», bordate incassate da un Conte seduto al centro della platea. E ha condannato le parole in libertà, che da sole creano danni rilevanti a spread e Borsa.

La base lo ha applaudito ripetutamente, così come ha salutato calorosamente il presidente Mattarella, riservando invece un gelo frigorifero al ministro dello Sviluppo Di Maio, con lo «sciopero dell’applauso» richiesto il giorno prima, nell’Assemblea a porte chiuse, dalle territoriali del Nord, che hanno forse in Carlo Bonomi di Assolombarda il falco per la successione del campano Boccia. Leggermente più cordiale l’atteggiamento verso il presidente Conte, che anziché leggere un lungo messaggio preconfezionato come il suo ministro, zeppo di riferimenti a misteriose «cabine di regia» futuribili, è partito dal riconoscimento che se l’Italia siede al G7, ciò è dovuto alla capacità di lavoro delle imprese.


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