La crescita è un miraggio Recessione a un passo

La crescita è un miraggio
Recessione a un passo

Se la Spagna cresce nell’ultimo trimestre dello 0,6, e l’Italia è a zero, piatta, anzi flat, come direbbe Salvini, ultima in tutta Europa, ci sarà pure qualche motivo di preoccupazione, o almeno di riflessione? Non è ancora recessione, ma poco ci manca, tanto più che altri indicatori danno la stessa sentenza, ultimo il minimo segnato dalla manifattura della piccola impresa, subito dopo gli inquietanti stop di settori grandi, come l’automobile. E la disoccupazione torna a doppia cifra, con decrementi dei contratti stabili che sembrano l’avveramento della profezia sugli effetti del decreto Dignità. Per completare il quadro, rallenta anche la spinta dell’export, che è quello che ci ha tenuto a galla e poi rilanciato verso l’uscita del lungo tunnel. Solo le odiate banche passano il test, un beffardo contrappasso...

Anche l’ultimo trimestre vacilla ed è difficile che l’anno si chiuda sopra l’1% prima dato per sicuro, ed è assurdo che si possa parlare di un 2019 a +1,5%, architrave di una manovra messa nero su bianco all’ultimo giorno utile, con continue esclusioni e inclusioni dei provvedimenti bandiera, tipo pensioni d’oro (invidia sociale per uno zero virgola) o reddito di cittadinanza, peraltro ancora mistero da chiarire, sia nei costi (7 o 50 miliardi?) sia soprattutto nelle procedure anti-divano. Con la Lega di Giorgetti ventriloquo di un Nord che mormora. Il fatto è che se saltano due numeri decisivi - l’1,5% di crescita e il 2,4% di deficit - tutto cadrà, e avremo assistito a scontri muscolari dentro e fuori Italia solo dannosi, visto che secondo il Governatore Visco il gran parlare a sproposito di questi mesi ci costa già 5 miliardi.

La sfida all’Europa è riuscita a rianimare una stanca Commissione in scadenza, e a rimandare i problemi irrisolti come garanzie europee sui depositi, unione bancaria, strumenti di protezione comuni. Abbiamo più bisogno di Europa come soggetto forte di politica estera e ci perdiamo in polemiche addirittura personali, con rotture verbali che ci faranno pagare caro, per avviare improbabili alleanze alternative tra sovranisti (per definizione l’un contro l’altro armati, specie in materia di migrazione) o ammiccamenti a nuovi equilibri geopolitici con Putin o Trump, del tutto incongrui. Sta di fatto che se il +1,5% lo vediamo solo con la lente della propaganda, salta inesorabilmente anche l’altro caposaldo, e cioè la decisione di fare nuovi debiti restando sotto l’azzardo 2,4%.

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