La finestra chiusa la preghiera che abbraccia

La finestra chiusa
la preghiera che abbraccia

In piazza San Pietro la prossimità autorizzata è una fettuccia rossa che si tiene stesa tra due mani. La finestra più famosa del mondo è chiusa. Il vuoto è la misura dell’emozione tra le braccia del Bernini dove si sta come dame sulla scacchiera, un nero occupato e un bianco vuoto. Papa Francesco non si affaccia, meglio non rischiare l’affollamento dei controlli di sicurezza. Così la Santa Sede ha deciso di ricostruire una prossemica accettabile, lì sotto i due grandi schermi. Bergoglio parlerà in diretta dalla Biblioteca apostolica e tutti lo aspettano, gli uni distanti dagli altri.

La televisione avvicina quarantene e cambia i ritmi, non più estrania, come si denunciava fino a poco fa nelle analisi delle solitudini indotte. Francesco è in piedi davanti ad un leggio, come ogni domenica. Cambia solo la location e manca il vento. Anche lui avverte l’emozione, gli pesa l’imbarazzo della negazione dell’affaccio al punto che alla fine non resiste e annuncia che aprirà di lì a poco la finestra, per guardare, per osservare la scacchiera della piazza e per benedire. Ma le prime parole sono per la straniazione che prova anche lui: «È un po’ strana questa preghiera dell’Angelus di oggi con il Papa ingabbiato nella Biblioteca, ma io vi vedo, vi sono vicino».

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