La giustizia ci riguarda perché serve equilibrio
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

La giustizia ci riguarda
perché serve equilibrio

La «fumata nera» nel Consiglio dei ministri non sorprende più di tanto. Il governo ci ha abituati a fasi di stallo che si ripetono con monotona cadenza a giorni alterni. Il disegno di legge Bonafede, portato in discussione senza esito, potrebbe addirittura essere rubricato come secondario, perché non legato alle quotidiane esigenze materiali dei cittadini. Al contrario – basta rifletterci un attimo, distogliendo gli occhi dal telefonino o rinviando di qualche minuto di partecipare a una chat sui social – il tema della giustizia riguarda da vicino ognuno di noi. A prescindere dal fatto che abbia o possa trovarsi ad avere a che fare con un tribunale, oppure sia coinvolto (di sua iniziativa o suo malgrado) in una vicenda giudiziaria.

L’esigenza di arrivare a una riforma della giustizia, sia nel senso dell’esercizio della funzione giudiziaria, sia riguardo ai soggetti chiamati a esercitarla, prende le mosse da un fatto incontestabile: la giustizia funziona male, è lenta, farraginosa, sovente si traduce in un’ingiustizia di fatto, perché favorisce scappatoie a coloro che violano leggi o commettono reati, negando il giusto ristoro a quelli che hanno subito un torto o sono stati vittime di reati. Quali che possano essere le opinioni sulle strade da scegliere, è fuori di dubbio che occorre trovare soluzioni equilibrate, le quali – dopo un confronto approfondito – procurino maggiore fiducia nella giustizia. Il che si traduce in certezza del diritto e in legittimazione dei poteri pubblici che quella fiducia devono ispirare.


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