La giustizia fallibile che persegue i sistemi
Una manifestazione a Bibbiano dopo l’apertura dell’inchiesta sugli affidi di minori

La giustizia fallibile
che persegue i sistemi

Sistema è parola che, usata in ambito giudiziario, rimanda a una serie di relazioni ampie e durature con finalità criminale. È suggestiva, ma spesso applicata a priori e non alla fine di un percorso investigativo con riscontro di fatti che certifichino la giustezza del ricorso a quel termine. Si parlò di «sistema Sesto» tangentizio a proposito dell’inchiesta che coinvolse tra gli altri l’ex sindaco di Sesto ed ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, morto mercoledì scorso. A conclusione delle indagini il teorema del «sistema Sesto» fraudolento si sciolse come neve al sole: assolti i nove imputati.

Ma intanto Penati rimase inguaiato nell’inchiesta per anni e si ammalò di tumore, anche per le sofferenze profonde patite in quel periodo infernale. Fu pure scaricato dal suo partito, il Pd, per il quale si era speso tanto.

In Italia non è in voga la preoccupazione per le persone coinvolte ingiustamente in inchieste giudiziarie, tra patimenti e esistenza rovinata, che può restare tale anche dopo l’assoluzione. Qualcuno si è tolto la vita mentre era in carcerazione preventiva (quindi ancora innocente) non reggendo l’urto della cella, altri si ammalano di depressione e non ne escono più. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nel precedente governo riuscì ad ottenere la cancellazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio: eppure i processi prescritti sono solo il 9% del totale, ma lascia indifferenti invece che il 50% siano indebiti.

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