La povertà grande priorità politica

La povertà grande
priorità politica

Il reddito di cittadinanza fa molto discutere. Obiezioni legittime possono essere sollevate, anche sulle modalità di finanziamento. E tuttavia, nel quadro di queste discussioni e al netto della normale dialettica maggioranza-minoranze, c’è un aspetto che pare emergere e che suscita una preoccupazione più profonda. Nei toni tranchant e perfino un po’ irridenti che la critica al reddito di cittadinanza ha talora assunto torna di frequente l’argomento per cui, con questo provvedimento, si elargirebbero soldi a premiare l’ozio e il parassitismo.

Questa critica serpeggia trasversalmente alle opposizioni di destra e anche di sinistra. Essa appare la spia di una più generale tendenza, rimontante ma mai davvero sopita, alla colpevolizzazione della miseria e alla sua svalutazione morale.

Nel contenuto, peraltro, il provvedimento, data la temporaneità del beneficio, e la sua condizionalità a sforzi di reinserimento sociale e lavorativo da parte del beneficiario, risponde almeno in parte alle obiezioni. E tuttavia ci pare che nella critica delle forze cosiddette sistemiche a questa riforma del governo «populista» rischi di rimanere invischiata un’implicita stigmatizzazione dei poveri. La posizione anti-populista deve guardarsi dallo scivolamento nel rischio della svalutazione dei cittadini più vulnerabili e ridotti al margine e dell’assunzione della parte dell’élite globalista ed economicamente performante. La stessa difesa dell’Unione Europea non è immune da questo rischio se dell’Europa non si recupera la dimensione popolare e sociale che pure è insita nel suo progetto e che - a scanso di equivoci - non è conseguibile se non nell’orizzonte comunitario.

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