La ribellione di Balotelli e i complici dei razzisti

La ribellione di Balotelli
e i complici dei razzisti

Il problema che impressiona di più, a ben guardare, non sono i cori razzisti dentro gli stadi. Il razzismo è ovunque. Prendete per strada. Se un «bianco» passa col rosso, può partire la più ampia gamma di insulti. Ma nessuno, di certo, lo insulterà dandogli del bianco. Se col rosso passa un tizio di colore, o asiatico, o rom, scatta l’insulto razzista. Con varietà di toni, epiteti ed accompagnamenti, ma negare questo significa negare la realtà. Capita così spesso che quasi sorvoliamo. Il dramma del razzismo non è il «buuu», o l’insulto per un rosso: è che stiamo cominciando a darlo per scontato.

Poi, invece, arriva Balotelli. Che è quel ragazzo capace di srotolare duemila bigliettoni per vedere se davvero un tale per soldi è capace di gettarsi in mare col motorino, ma poi è anche quello che prende la palla e la scaglia in curva. Vade retro, retorica. Ma quella palla scagliata in curva deve far suonare la sveglia un po’ a tutti. Allo stadio, per strada, sull’autobus. Li abbiamo visti, o li abbiamo dimenticati, i video della vecchina che prende a ombrellate la donna di colore incinta per il posto a sedere sul bus?


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