La scelta obbligata dei 5 stelle a pezzi
Giuseppe Conte (Foto by Ansa)

La scelta obbligata
dei 5 stelle a pezzi

E così Giuseppe Conte sarà il nuovo capo politico del Movimento Cinque Stelle. Sulle procedure formali per arrivarci un qualche accordo si troverà. I militanti solo poche settimane fa avevano deciso che a guidare il Movimento sarebbe stato un direttivo di cinque persone da eleggere e non più un capo solitario: pazienza, si troverà il modo per aggirare l’ostacolo, magari il direttivo a cinque diventerà la «segreteria» di Conte e anche i militanti di Rousseau dovranno star contenti. Del resto, perché Grillo ha pensato a Conte? Per la banale ragione che la sua creatura è a pezzi. Sì, certo, sta al governo, ha cinque ministri e un tot di vice e sottosegretari, e detiene il suo cospicuo lotto di potere nel sottogoverno e nelle aziende di Stato.

Ma ha appena subìto una maxi scissione mediante espulsioni (40 parlamentari tra Camera e Senato, i contrari, gli astenuti e gli assenti nella votazione di fiducia sul governo Draghi), è percorso da fortissimi malumori alimentati dagli esclusi dalle poltrone (che ormai si sommano: quelli rimasti fuori del Conte 1 più gli sbarcati dal Conte 2 e adesso i trombati da Draghi: un reggimento) ed è dilaniato dalla lotta tra mille correnti, gruppetti, camarille e cordate familiari. E poi ha perso Di Battista, il Che Guevara di Roma Nord, che se ne è andato sbattendo la porta e probabilmente si riaffaccerà dalle parti dell’opposizione. Ma soprattutto il Movimento perde voti a scapicollo: il mastodontico 32 per cento di soli tre anni fa appartiene alla preistoria, adesso il M5S si aggira tra il 15 e il 17 per cento con il serissimo rischio di essere superato da Fratelli d’Italia, stabilmente al 17 (Giorgia Meloni lo rilevò al 4, un passo prima della bancarotta) e dunque di diventare il quarto partito italiano da primo che era.

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