La zona rossa è protezione non un voto in pagella

La zona rossa è protezione
non un voto in pagella

I governatori delle zone rosse l’hanno presa male. Quasi che l’assegnazione di un colore alle Regioni d’Italia corrispondesse a un voto in pagella o a una punizione: il giallo come un buon risultato, arancione così così e rosso dietro la lavagna. Non ci si rende conto che è solo un criterio di protezione basato sulla diffusione e sull’incidenza del virus, indipendentemente dall’operato di chi regge la macchina amministrativa e sanitaria degli enti locali. La zona rossa non è un cartellino rosso. La zona rossa è protezione. Il Covid non ha preferenze politiche, si diffonde dove trova le condizioni più adatte al contagio in quel momento, che dipendono da fattori acquisiti scientificamente e altri non ancora chiari.

Possiamo dire che in Lombardia non sia stato fatto tutto il possibile e che invece in Basilicata, la meno contagiata, la macchina sanitaria sia stata talmente efficiente e sofisticata da aver sbarrato la strada al virus? La Francia è nel pieno della seconda ondata eppure il suo sistema sanitario è forse il migliore del mondo. Tra l’altro sono proprio le amministrazioni locali ad alimentare i dati con cui la cabina di regia del governo (di cui ogni Regione invia tre rappresentanti) effettua il monitoraggio e prende poi le decisioni, come ha ricordato il ministro della salute Roberto Speranza.

Ma i governatori insistono nel loro sdegno o – al contrario - nella loro soddisfazione. «Ho passato le ore a rileggere i dati, a cercare di capire come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili», si lamenta il presidente del Piemonte Alberto Cirio. «Voglio che mi si spieghi la logica di queste scelte. Pretendo chiarezza: il Piemonte merita rispetto». Tra i governatori lo sdegno circola più del virus. Anche il governatore Attilio Fontana si sente in castigo. «Le richieste formulate dalla Lombardia», afferma «non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita». E anche per il sindaco di Milano Giuseppe Sala quello dei colori è un sistema troppo complesso. Sarà anche complesso ma la situazione è quella che è. Con 41.544 tamponi eseguiti, il numero dei nuovi positivi registrati in Lombardia ieri era di 8.822 (percentuale del 21,2), con 139 morti. Il numero di ricoverati in terapia intensiva è salito a 522 (più 15), mentre negli altri reparti arriva a 5.318 (+300). Che c’entra con i numeri l’orgoglio lombardo? Forse che il sindaco di Lodi si è sentito in castigo quando in Italia è stata istituita la prima zona rossa nel suo territorio?

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