L’armistizio sui dazi una vittoria di Trump

L’armistizio sui dazi
una vittoria di Trump

Il presidente Trump e il vice primo ministro cinese Liu He hanno chiuso la fase uno dell’accordo commerciale. Dopo 18 mesi di guerra dei dazi il governo americano e la Cina di Xi Jinping hanno firmato l’armistizio. Pechino si vincola ad acquistare più prodotti americani per altri 200 miliardi nei prossimi due anni mentre Washington si impegna a non imporre nuovi tributi sui beni made in China. Quelli vecchi resteranno. Wall Street festeggia, sia il Dow-Jones che S&P-500 Index sono andati al rialzo. Gli operatori finanziari americani avranno un accesso meno regolato al mercato cinese, il che consolida il principio che anche nelle grandi controversie ideologiche alla fine il soldo mette tutti d’accordo. Perché dunque tutto questo entusiasmo?

Il timore che il futuro non arrida porta a non consumare e a non investire. Nulla teme di più l’economia che l’instabilità. L’accordo certifica che l’incertezza adesso è finita. Per questa annata elettorale Trump ha ottenuto dall’accordo il risalto mediatico che si proponeva e quindi non romperà. Politicamente è un successo: ha costretto l’avversario a venire a patti ed a accettare i dazi. Il presidente americano dimostra che al tavolo delle trattative non si va disarmati.

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